IO, RINO (29/10/1950-02/06/1981)

Che poi ripensandoci adesso, io avevo già capito tutto.

E quarant’anni fa, stavo quarant’anni avanti a tutti.

E ci ridevo su. Perché prima ci si poteva ancora ridere sopra. Adesso, invece, no.

Adesso uno come me, non avrebbe più senso.

Perché la realtà ha superato la satira.

Perché le viole sfioriscono ancora, ma nessuno fiorisce. Nemmeno tu. Che spendi, spandi e offendi. Da dietro una tastiera.

Perché mio fratello è figlio unico. Di genitori unici. Ma di spermatozoi multipli.

Perché il cielo è sempre meno blu e il rapido Taranto-Ancona non esiste più.

E perché Gianna con tutte quelle tesi non ci farebbe niente. Ci annaffierebbe solo le sue illusioni. E farebbe la part-time da Zara. Insieme ad Aida, che ha perso battaglie ed è scesa a compromessi. Per evitare la povertà.

Perché il vile maschio non resta e se ne va. Mentre una ragazza chiede aiuto e muore.

Perché, nessuno è più fedele. Escluso il cane.

Perché Berta filava. Berta chattava. Berta twittava.

E perché il Frosinone è venuto in Serie A ed è subito retrocesso. Ma forse con Chinaglia si sarebbe salvato.

Ma, soprattutto, perché ‘sto mondo nun s’arreggae più.

Ma io ve lo avevo già detto quarant’anni fa.

E ora ve lo tenete così.

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