IL GRANDE ROMANZO AMERICANO

La moglie raggiunge Steve a partita iniziata, dopo essere uscita dal lavoro. Ma non è poi così grave. Il baseball ha dei tempi così dilatati che arrivare dopo l’inno nazionale americano non è certo un problema. La moglie di Steve ci saluta cordialmente e si aggiunge al marito in quello che è, nel mio immaginario, l’archetipo del newyorkese: sorridente, entusiasta, gentile e disponibile ai limiti dell’incredulità. Per farci avere i biglietti della partita, da lui offerti, Steve ce li ha portati direttamente in albergo (“tanto domani sono a Midtown”). Ecco, per dirne una. E nemmeno ci conosce, questo è il bello. A lui basta solo il fatto di avere un grande amico in comune. Steve e la moglie sono rimasti colpiti dalla nostra lista delle cose da vedere. “Vivo a New York da più di sessant’anni e alcune cose non le ho viste nemmeno io”, ci confessa sorridendo. La moglie gli porta un panino per cena. E poi cominciano a parlare della loro giornata. Il baseball è così. Ti permette di vivere la partita e al tempo stesso di continuare a vivere. E tutto ciò è fantastico. Per questo in ogni momento della gara, puoi trovare gente nel museo degli Yankees o a prendere una birra. O a mangiare nei tavolini appositi dietro alle tribune. Poi Aaron Judge, il 99, quello definito da Steve “il più forte di tutta la MLB”, piazza un homerun. E noi assistiamo al primo fuori campo della nostra vita. Abituato da una vita allo stress di una partita di calcio, novanta minuti in cui non ti puoi permettere di staccare gli occhi dal campo perché il goal potrebbe arrivare da un momento all’altro, qui è tutto il contrario. Gente che arriva dopo. Gente che se ne va via prima. Mentre il baseball continua a esistere. Chiedo a Steve perché gli Yankees non hanno i nomi sulle divise mentre le altre squadre sì. “Semplicemente tradizione”, mi risponde apprezzando il mio spirito di osservazione. E mostrandomi la sua casacca assolutamente priva di qualsiasi nome. Poi gli chiedo del vecchio stadio. Se preferisce questo nuovo, bellissimo, moderno e celebrativo a quello buttato giù nel 2009. “Assolutamente quello vecchio”, mi dice con il sorriso malinconico di chi in quello che non c’è più ha passato i migliori anni della propria vita. Gli offro una birra per ripagarlo di tanta cortesia. E poi a metà partita, decidiamo di andare via perché il giorno dopo abbiamo un’altra giornata piena. Salutiamo Steve, la moglie. Ringraziamo per tutto quello che hanno fatto per noi. E usciamo dallo Yankee Stadium. Sentendoci, per una sera, un po’ più newyorkesi. Mentre il baseball continua a esistere all’interno dello stadio. Incurante del tempo che passa. E della gente che arriva. E della gente che se ne va.

26 MAGGIO 2013: LE MIE PAGELLE

Marchetti 72: reattivo in diverse occasioni. Ma soprattutto se nella storia rimarrà per sempre Lulic71 è anche perché c’è stato un Marchetti decisivo al 72esimo.

Cana 7: “e sornione sta arrivando Cana nell’area della Roma…” risuona come un barbarico Yawp sopra i tetti del mondo.

Ciani 8: è sua, nei minuti di recupero, la spazzata che chiude il match. Ma il voto è soprattutto per quel colpo di testa al novantacinquesimo contro il Siena senza il quale non saremmo arrivati qui.

“Cianiiiiii! Cianiiiii!!”

Radu 7: er calcio in culo a Lulic dopo er go’ entra di diritto nelle esultanze più belle de sempre.

Candreva 7,5: fortuna vuole (sempre mejo che Fortuna Wallace) che er cross più importante della sua carriera lo sbagli. Pe’ regala’ a Lobont la possibilità de offri’ a Lulic er momento più epico della sua vita.

Ledesma 8: zoppicando, abbracciato a Manzini, in lacrime entrambi, verso la Nord a fine partita è il quadro carico di Lazialità che abbellisce un pomeriggio indimenticabile.

Lulic 71: solo lui, con la sua coordinazione che sfida ogni principio della gravità poteva mettere in porta con nonchalance una palla che lo aveva preso in controtempo. Segna il goal che decide il match e che creerà uno spartiacque profondo tra le due sponde della Capitale. Senad Lulic, un uomo chiamato Leggenda.

Mauri 7: sarebbe capace de trova’ un corridoio pure entrando dentro casa de ‘no sconosciuto, ubriaco e al buio. Suo il filtrante che manda al cross Candreva. Sua l’esultanza rabbiosa, orgogliosa ed elegante verso la Nord dopo il goal di Lulic.

Klose 7: passa tutta la partita a rimpiange de nun ave’ fatto la carriera der Pupone.

Petkovic 8: gli basta una stagione per entrare nella storia della Lazio. Elegante, bellone, signorile. Lo stile Lazio in panchina nel giorno più importante.

Lobont 9: solo uno nato lo stesso giorno di Lulic poteva’ mette sui piedi de Senad, la palla più importante della storia del calcio romano.

Marquinhos 8: in un fermo immagine che immortala Lulic sgraziato giustiziere, lui è il contraltare trafitto.

De Rossi 8: dispiace vedere un guerriero come lui in lacrime dopo tante battaglie onorate lealmente. Però, Danie’, nun te scoraggia’. Ho dato un’occhiata al calendario e il prossimo 26 maggio de domenica capita nel 2019. Hai visto mai che riesci a celebra’ qualcosa de importante proprio quel giorno?

A Pallotta, l’ardua sentenza.

Totti 8: come al solito decisivo nelle partite che contano. Da un suo fallo a centrocampo, infatti, nasce l’azione che regalerà la Coppa ai biancocelesti. Si consoli, Francesco: è ancora nel pieno delle forze e avrà tutto il tempo per alzare trofei.

Andreazzoli 8: tiene Pjanic e Osvaldo in panchina. Mette Marquinhos terzino destro. E soprattutto, fa un piccolo passettino indietro per permettere ai Laziali di esultare in tranquillità. Chapeau. Avrà tempo per rifarsi. Magari il prossimo 26 maggio di domenica, anche lui.

Pallotta 8: ok, la sconfitta è epocale. Ma sono sicuro che impegnandosi, il buon James riuscirà a fare anche di meglio.

Antinelli (inviato Rai a bordo campo) 8: “È il momento migliore della partita questo, per Andreazzoli” dice lui al 70esimo. Con un Hernanes in tono minore, il vero Profeta di questa Finale è decisamente lui.

AVANTI LAZIO

BUONE VACANZE (stavolta per davvero)

ATALANTA-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6,5: reattivo e sicuro tra i pali. Efficace anche in presa bassa. Però, all’ennesimo rinvio sbajato, Acerbi se lo guarda e je fa: “Ah regazzi’, mo’ t’o buco quer pallone!”.

Luiz Felipe 7: concentrato e sul pezzo come Valentina Nappi quando prende il Fake Taxi.

Acerbi 7: con l’Atalanta ha un conto in sospeso dalla partita dell’andata, quando il VAR je tolse un goal per una questione di millimetri, dopo cinque minuti di consultazioni. Stavolta je tocca Zapata e lui, come già fatto con Icardi e Piatek, se lo lega agli scarpini e lo porta a fa’ il tour dello Stadio Olimpico senza faje tocca’ ‘na palla.

Bastos 6: nun ve lasciate inganna’ dalle immagini. Quello non è mai rigore. Semplicemente perché quello non era il braccio…

Radu 6,5: entra a freddo mentre stava a scambia’ i doppioni delle figurine Panini co’ Manzini e comincia a fa’ ciò che ogni difensore del mondo che meriti ‘sta qualifica dovrebbe fare: legnare Ilicic come se non ci fosse un domani.

Marusic 6,5: Inzaghi je dice de dedicasse a Castagne e lui, complice er clima invernale, se piazza all’angolo tra via Condotti e Piazza di Spagna a vende i cartocci a 6 euro.

Lulic 71: Inzaghi je dice de guarda’ Hateboer e lui passa tutta la partita a fissallo nell’occhi. Dimenticandose però de scende sulla fascia. Alza al cielo la Coppa Italia che dal 2013 dovrebbe portare il suo nome. Quasi quasi lancio ‘na petizione su Change.org.

Parolo 7: due anni fa, era arrivato alla finale in condizione fisiche pietose. Stavolta, il turnover ce lo consegna fresco e pronto per la battaglia. Peccato l’età sia impietosa. Perché uno come Marco Parolo serve sempre. Perché uno come Marco Parolo sa sempre quello che deve fare. E lo fa sempre nel modo migliore. Faccia pulita e buone maniere. Marco Parolo, Laziale d’adozione. Laziale vero.

Leiva 8: un gigante. Sradica palloni. Detta i tempi. Randella quando c’è da usare le maniera forti. E pennella il calcio d’angolo decisivo. Lucas Leiva sta a ‘sta squadra come Ennio Morricone sta ai film di Sergio Leone. Imprescindibile e abbellente.

Luis Alberto 7: co’ Correa se intende a meraviglia manco fossero Al Bano e Romina sul palco de Sanremo mentre cantano “Felicità”. Esce incitando i compagni a crederci fino alla fine.

Milinkovic-Savic 8: sfrontato e spavaldo come Tony Manero il sabato sera. Entra a partita in corso e cambia la storia del match con la specialità della casa. Il goal del Sergente sarà per i bergamaschi un incubo ricorrente per molti anni: un po’ come er furto del pupazzetto de Zorro pe’ Salvini.

Correa 8: il goal che chiude la partita è di una bellezza disarmante. Astuzia, classe, velocità e lucidità. C’è tutto. E pure qualcosa di più: il fiato sospeso di un popolo intero che passa da stupore a delirio in un crescendo rossiniano che rimarrà scolpito in eterno.

Immobile 6: ‘sto periodo è lucido come Andrea Diprè dopo un festino co’ Sara Tommasi.

Caicedo 7: nessuno c’avrà fatto caso, ma sul go’ de Correa fa ‘na cosa tipo rugby: un calcione alla cazzo de cane che lancia er Tucu verso la gloria.

Inzaghi 8: l’ha vinta lui. Con Marusic titolare. Bastos tolto mezz’ora. E i cambi del Sergente e Caicedo. L’ha vinta lui. E quando certi tifosi cominceranno a pensare che il proprio giardino non ha nulla da invidiare ad altri più celebrati non sarà mai troppo tardi. Tra un Inzaghi e un Gasperini, mi prendo sempre il primo. E spero che rimanga alla Lazio ancora per molto. E se così non sarà, non finirò mai di ringraziarlo per avermi mostrato una delle squadre più Laziali di sempre. Grazie Mister. Ti voglio bene.

Gasperini 8: il più serio candidato alla panchina della roma ha già cominciato a studiare la storia della sua futura squadra per non presentarsi a Trigoria impreparato. Il problema è che ha iniziato con il capitolo sbagliato. Quello della Coppa in Faccia. Tanti auguri Mister. E cento di queste serate.

La Settima 7: un numero che ritorna spesso nella storia della città. Sette sono i colli. Sette sono i goal che la roma ogni tanto decide di regalarsi e regalarci. Sette sono le Coppe Italia vinte dalla Lazio. Poi uno dice che sette pijo per il culo, caro romanista, nun c’ho ragione.

Buone vacanze a tutti, amici miei. Le pagelle, per quest’anno, finiscono qui. Nel migliore dei modi possibili.

AVANTI LAZIO

SAMPDORIA-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6,5: su Ramirez è reattivo come Salvini quando c’è ‘na nave de profughi a tre chilometri dalla Sicilia. Nel secondo tempo, è fortunato sul tiro de Murru. Ma dopo tutti i pali quest’anno, er colmo sarebbe stato quello de prende un go’ co’ ‘na carambola palo-schiena. Almeno pe’ stavolta, er Dio del Calcio ha chiuso un occhio.

Wallace 6: c’ha sempre quell’aria un po’ imbranata tipica de chi sta a passeggia’ con la donna della sua vita ma ha appena pestato la merda.

Acerbi 6: e ‘na volta Patric e Radu. La volta dopo, Luiz Felipe e Bastos. ‘Na volta ancora Wallace e Podavini. Ve vojo vede a voi gioca’ sempre bene quando er Mister te cambia i partner de reparto co’ la stessa frequenza co’ cui Belen cambia fidanzato.

Bastos 6,5: rientra in quel pacchetto di giocatori che certi “tifosi” amano definire “pippe”. Criticato, perculato, ma, quest’anno, ogni volta che è stato chiamato in causa, ha sempre risposto presente e non ha mai sbagliato una partita. Er Caicedo della difesa.

Rómulo 7: pare che quando è arrivato a Formello a gennaio, nello spogliatoio se sia presentato così: “Il mio nome è Romulao. Sergio Romulao!”

Marusic 6: Inzaghi prima de fallo entra’, se l’è abbracciato a bordo campo, j’ha indicato Rómulo e j’ha spiegato, a modo suo, perché j’ha preferito l’ex genoano: “‘O vide, Marusic, quanto è bello? Spira tantu sentimento!”

Lulic 6: che stratega! Se fa ammonì apposta pe’ nun gioca’ domenica contro l’Atalanta, facendoli abitua’ a Durmisi, e cojeli così de sorpresa in finale. Ne sa una più der diavolo, er vecchio Senad.

Cataldi 6: il tiro a giro di sinistro con cui piega le mani a Olsen chiude il match e lo consegna di diritto…ah no…questa è la pagella der Derby. 💦💦

Badelj 6,5: entra e fa’ girare la palla molto bene. Ed è infinitamente meglio quando la cosa je riesce al singolare e non al plurale come in gran parte delle partite quest’anno.

Leiva 6: partita in tono leggermente minore rispetto al solito. È come la carbonara con la pancetta. Te la mangi sempre ed è sempre bona. Ma lo senti che c’è quer qualcosa de nun so che.

Parolo 6,5: festeggia con una vittoria e con la solita partita di sostanza le 300 gare in serie A. Di lui non mi ricordo una partita in cui non sia uscito con la maglia sudata. E per questo, tutti i tifosi della Lazio je vojono bene. Però per quel go’ all’ultimo minuto che ce facesti a Cesena, ancora me rode un po’ er culo. Questo almeno me lo concedi, Marcoli’?

Correa 7: è come ‘a palpebra. Quando cala lui, la Lazio nun vede più la porta.

Caicedo 8: devastante. Sul primo goal pareva Boksic. Sul secondo Bobo Vieri. E allora ho spento la tv e ho cominciato a piagne perché me sembravo Giovanni: “Non ce la faccio! Troppi ricordi!”

Immobile 6,5: Ciro mo, te volevo di’ che er coro che noi Laziali cantiamo ai nostri bomber “Prendi il palo, la traversa, Ciro-goal, butta giù la porta…” poi finisce con “facci un goal!” E faccela canta’ tutta ‘sta canzone, pe’ ‘na volta! E che cazzo!

Inzaghi 7,5: per il terzo postulato della Lazio “ad ogni vittoria in coppa (specialmente in trasferta), corrisponde una figura di merda uguale e contraria tre giorni dopo”. Alzi la mano chi non ha pensato questo al fischio d’inizio. “Tanto a Genova te pare che vinci?” E invece la banda Inzaghi smentisce tutti e porta a casa tre punti che potevano essere più tranquilli. Dando un senso al trionfo con il Milan ma aumentando al tempo stesso i rimpianti per i tre punti persi con il Chievo. Ma lo so io e lo sapete voi. Se avessimo vinto col Chievo, a Genova avremmo perso. E allora famo che è ita così e che queste che avete appena letto so’ le pagelle de Lazio-Chievo.

AVANTI LAZIO

MILAN-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6: dopo la parata su Calabria, resta talmente inoperoso che chiama er ristorante de Cracco e se fa’ manna’ ‘na Margherita co’ JustEat. Che je costa quanto er premio partita.

Bastos 8: insuperabile in fase difensiva e pericoloso in avanti. Una sicurezza come er bangladino aperto a mezzanotte quando te viene voja de birra.

Acerbi 8: torna sul luogo del delitto dopo dieci giorni e sfodera l’ennesima prova tutta testa e anticipo. Pare che Piatek dopo l’ennesima partita contro Acerbi in cui nun l’ha strusciata, se sia fatto tatua’ un pallone sull’avambraccio. “Così almeno qualche volta lo vedo” pare abbia detto a Gattuso.

Luiz Felipe 6,5: co’ Bastos e Acerbi vicino, poi gioca’ pure a occhi chiusi. Lui lo fa. Altrimenti se sarebbe accorto de quanto fosse brutto Castillejo.

Rómulo 7: passa tutta la partita a conta’ i falli che je fa’ Laxalt. Ogni volta che je parte er doppio passo in loop, do’ ‘na botta ar televisore perché penso se sia inceppato er segnale.

Lulic 6,5: c’ha quella fantastica capacità de fa’ sempre la scelta sbajata che lo vedrei bene come segretario der PD.

Leiva 7,5: trasmette più sicurezza lui in mezzo ar campo che Mitch Buchannon sur bagnasciuga.

Milinkovic-Savic sv: vedello zoppica’ felice pe’ esse andato a festeggia’ il goal de Correa m’ha commosso tipo “L’attimo fuggente” quando i pischelli salgono sulla scrivania pe’ saluta’ er professor Keating.

Parolo 6,5: l’amico tuo che chiameresti quando le guardie stanno pe’ anna’ a perquisitte casa.

Luis Alberto 7: Inzaghi je chiede de sacrificasse e mettese a disposizione dei compagni e allora lui va all’Auchan a fa la spesa a Immobile, passa alla posta pe’ paga’ la bolletta del gas a Caicedo e poi se ferma dar parrucchiere a prende lo shampoo pe’ Manzini.

Badelj 6: l’unico Milan felice ieri sera.

Correa 8: nella serata del karma perfetto, lui è quello che l’ultimo goal in campionato lo aveva fatto proprio al Milan. I primi cinque minuti so’ teribbbili (pronunciato con la voce de Verdone). Poi però entra in partita e i difensori rossoneri lo vedranno solo quando a Milanello verranno consegnate le foto dell’autovelox. Segna il goal della vittoria con un tocco di fino che di solito si elargisce nelle partite di calciotto quando ormai er custode der campo t’ha detto che l’ora è scaduta ma tu voi comunque fini’ l’azione e er portiere avversario sta anna’ a fasse la doccia e s’è tolto pure i guanti.

Caicedo 6,5: entra al posto de Correa e oltre a fa più sponde de un tavolo da biliardo se butta in area de rigore con la stessa credibilità con cui Maurizio Costanzo se mette a da’ lezioni de dizione.

Immobile 7: ok, nun segna. Ma manda in porta Correa alla fine di un contropiede perfetto e tiene il pallone incollato al piede quando è il momento di guadagnare tempo e metri. L’impegno non è mai mancato. I goal torneranno.

Inzaghi 8: sì, ok, avemo perso col Chievo in casa (ma so’ pure 17 anni che perdemo cor Chievo in casa). Però prepara la partita in maniera perfetta, sbanca per la terza volta quest’anno San Siro e la sua squadra finisce facendo il torello nella Scala del calcio. Quando sento gente che invoca Giampaolo, recordman de esoneri, e De Zerbi me viene ‘na tristezza che manco er passero solitario de Leopardi.

I 4000 di San Siro 10: tutti noi temevamo il trappolone mediatico ma sugli spalti la risposta è stata perfetta. Il 12esimo in campo nonostante avessero di fronte 60000 milanisti. E una finale da vivere da protagonisti per chi c’ha sempre creduto.

Calhanoglu 8: nun fa in tempo a entra’ che la Lazio segna. Quando se dice ”cambio azzeccato”.

Cutrone 8: il karma di questa serata magica colpisce anche lui. L’anno scorso si era reso protagonista di uno dei tanti scempi arbitrali perpetrati nei nostri confronti. Quest’anno, segna, sì, di testa, ma in fuorigioco. E l’urlo del goal je resta strozzato in gola. Peccato, Cutro’.

Kessié e Bakayoko 33: chissà chi dei due avrà l’onore di conservare nel cassetto la maglia del finalista di Coppa Italia. Magari potrebbero chiede ad Acerbi de mannajene un’altra così non litigano.

Pazzini 10: so’ passati nove anni da quel giorno. Da quando un Pazzo fece impazzì mezza città. Facendo gode l’altra mezza. E noi non abbiamo mai smesso di volerti bene e celebrarti. Perché se Roma quel 25 aprile venne liberata è solo grazie a te. Grazie ar Pazzo.

AVANTI LAZIO

LAZIO-UDINESE: LE MIE PAGELLE

Strakosha 7: perfetto per novanta minuti tranne che in occasione del rigore. C’avrebbe fatto passa’ un secondo tempo decisamente più interessante.

Patric 6: timido e poco efficace come un pischelletto che vede la gnagna per la prima volta.

Luiz Felipe 7: intimorisce Lasagna urlandogli contro “sei solo chiacchiere e besciamella!” E nonostante la pesantezza del piatto, lo digerisce brillantemente in novanta minuti.

Acerbi 7: “la proprietà commutativa è valida sia per le addizioni che per le moltiplicazioni. La regola della proprietà commutativa è: cambiando l’ordine degli addendi della addizione, la somma non cambia; cambiando l’ordine dei fattori della moltiplicazione, il prodotto non cambia. Spostando Acerbi dal centro al centrosinistra la sua prestazione non cambia.”

Wallace 6: entra ed è subito pusher della stazione Termini. Con la tuta dell’Adidas finta nera e rossa. E le Squalo ai piedi.

Rómulo 6,5: pare uno de quei giocatori de FIFA. Quando se inceppa er pulsante delle finte e comincia a fa’ doppipassi come se nun ce fosse un domani.

Lulic 6,5: più in difficoltà de Luca Giurato davanti a uno Zanichelli

Parolo 6: con un tiro dalla distanza al ventisettesimo della ripresa ha il merito di risvegliare lo stadio dall’abbiocco in cui eravamo sprofondati tutti.

Milinkovic-Savic 6,5: sempre nel vivo del gioco come Greta Thunberg a una manifestazione sull’ambiente.

Leiva 7: pubblichiamo un piccolo estratto del “Manuale del Centrocampista Diffidato” di Paolo Coelho: “quando il centrocampista diffidato nota con la coda dell’occhio che sta per essere chiamato il suo cambio, lui con astuzia prende di mira l’avversario più vicino e lo fracca senza minimamente interessarsi del pallone. L’arbitro lo ammonisce e lui può serenamente uscire dal campo dopo aver raggiunto il nirvana del suo essere. Il passaggio da diffidato a squalificato si è così compiuto”.

Bruno Jordao 6: e ora aspettiamo anche l’esordio di Lionello Manfredoniao e Vincenzo D’Amicao.

Immobile 6: c’ha le polveri bagnate come uno a cui s’è appena rovesciato il bicchiere del drink sul tavolino dove se stava a acchitta’ la botta.

Caicedo 7: le statistiche non mentono. I 5 goal del Panterone hanno fruttato 5 vittorie e 15 punti. A occhio e croce, se l’anno prossimo fa 20 goal, semo Campioni d’Italia in scioltezza.

Badelj 6: c’ha il dinamismo e l’esperienza di un anziano in fila alla posta per ritirare la pensione.

Inzaghi 6,5: la Lazio si rialza dopo dieci giorni che avrebbero depresso chiunque. Figuriamoci un ambiente come quello Laziale che sta in analisi dal 1900. Senza Correa e LA punta tutto sulla coppia “Miami Vice” e porta a casa agevolmente tre punti che rimettono la Lazio in carreggiata Europea.

AVANTI LAZIO

INTER-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 7: sicuro come un posto de blocco fori ‘na discoteca er sabato sera.

Bastos 7: i secondi intercorsi tra il suo colpo di testa all’indietro e il mancato autogoal so’ stati lunghi come un “lanimadelimejomortaccitua”. Però tutto è bene quel che finisce bene. E di lui resta il ricordo di una gran partita.

Acerbi 7,5: gioca talmente sull’anticipo che lui, a Milano, era salito venerdì co’ la macchina sua.

Luiz Felipe 7: sui primi tre rinvii te viene er dubbio che se sia infilato du’ scarpini sinistri. Poi azzecca er primo tackle e se fomenta manco fosse Rambo in Vietnam. A un certo punto se guarda Perisic e je fa: “Ivan, sono io che vengo a prenderti!”

Romulo 6,5: prima serve a Luis Alberto il pallone da cui nasce il goal della Lazio. Poi passa la partita a innervosi’ Perisic chiedendoje se j’avanza un doppione de Mauro Icardi perché così finisce l’Inter.

Milinkovic-Savic 8: er Sergente sceglie la Scala del calcio per giocare la sua migliore ‘nuova’ partita: meno apparenza, ma più presenza e solidità. Pare che Brozovic, dopo esse stato bullizzato sur go’, sia andato a piagne da mamma. È l’Ibrahimovic dei centrocampisti.

Leiva 8: è il Generale cantato da De Gregori. Solo che lui più che dietro la collina, preferisce stare ancora in trincea. Il leader mentale di una squadra finalmente matura e consapevole delle proprie qualità: “Generale, la guerra è finita. Il nemico è scappato, è vinto, è battuto”.

Luis Alberto 7: il cross per Milinkovic non è un semplice assist. È un bacio Perugina cor bijettino firmato Mara Maionchi che dice: “Tiè, mo’ vedi che poi fa’!”

Parolo 6,5: “Me devi fa’ filtro a centrocampo” je chiede Inzaghi. E allora lui prende un pezzetto de cartoncino e se mette a rolla’ in mezzo ar campo.

Lulic 7: Inzaghi je dice de tampona’ D’Ambrosio e Politano e lui allora gioca tutta la partita co’ er modulo der Cid dentro i pantaloncini.

Durmisi ng: cinque minuti ma solo perché pure lui aveva messo i soldi der campo.

Correa 6,5: qualche strappo dei suoi ma poi se strappa alla schiena. Ed è costretto alla resa.

Caicedo 6,5: io ogni volta che lo vedo ripenso a lui che lascia sur posto Fazio, se beve Olsen e la mette in porta de sinistro. E je do in automatico mezzo voto in più.

Immobile 7: non è la sua partita ma tiene su la squadra e nel finale guadagna minuti fondamentali con le ripartenze e qualche fallo subito. Se sacrifica come l’abbacchio a Pasqua.

Inzaghi 8: non serve cambiare modulo per cambiare modo di giocare. La sua Lazio è un piccolo gioiello fatto di tecnica, grinta e spirito di sacrificio. Che nel cambio De vrij-Acerbi ha la giusta chiave di lettura di questa stagione. Fori uno con l’Iban tatuato sur collo e dentro uno che mette sempre er core in tutto quello che fa.

De vrij 4: tocca aggiunge altro che nun sia già stato detto? Ah sì: c’hai er core de latta.

Candreva 8: entra a dieci minuti dalla fine, sbaja come ar solito tutti i cross che po’ sbaja’ e fa tre falli fondamentali pe’ facce perde tempo. Mai stato così Laziale come oggi.

Caressa 10: “La Lazio finalmente batte una grande!” Bergomi: “Ma Fabio, la Lazio ha battuto la roma!” Lui: “Sì, ma la roma non è più una grande…” Eh niente, ‘sto periodo Caressa ce regala più occhiaie de Pornhub.

AVANTI LAZIO