LAZIO-FROSINONE: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6: talmente inoperoso che passa tutta la partita a spizzasse su Instagram le infinite storie de Fedez e della Ferragni.

Wallace 6: c’è da capillo, Fortuna. Perché trovasse de fronte quelli del Frosinone dopo che hai annullato CR7, è come pranza’ da Cracco e poi anda’ a prende er caffè al McDonald’s. E lui torna a esse er Wallace che tutti amiamo, alternando cose discrete a qualche Cassata delle sue.

Acerbi 7,5: al centro della difesa avremmo pure perso in eleganza ma abbiamo acquistato in leadership e tigna. Sbroglia situazioni delicate con la nonchalance dei migliori e va pure vicino al goal. Perché Francesco Acerbi non è un difensore normale: è Stefan de Vrij che incontra Chuck Norris.

Radu 7: a sinistra, insieme a Lulic, je riesce tutto. Con una forma così, sarebbe in grado de riporta’ ar governo pure er PD.

Marusic 6: impacciato come Alvaro Vitali di fronte alla Fenech nuda.

Lulic 8: con Luis Alberto che sta a accompagna’ i figli a scuola a Siviglia e Milinkovic indeciso se prende un attico a Torino, un monolocale a Milanello, una villa a Manchester o un seminterrato a Madrid, è lui il vero trequartista della Lazio. Parte dalla fascia e fa tutto: il terzino, l’ala, il regista e l’assist man. Più importante lui, del social media manager della Ferragni sabato sera. E ho detto tutto.

Leiva 6: efficace come l’Autan contro le zanzare, nelle sere d’agosto.

Parolo 6: prende il palo di testa a botta sicura e fa un paio de recuperi a centrocampo su Chibsah, co’ ‘na grinta e un veleno che pare uno appena iscritto ar Ku Kux Klan. Oppure un parente stretto de Salvini.

Milinkovic-Savic 6: l’uomo più desiderato dell’estate è ancora in rodaggio e alterna cose deliziose a errori madornali. Se narra che quando la Ferragni ha scelto la data delle nozze, ha chiamato Fedez e j’ha detto: “Amo’, anziché ad agosto, famo che se sposamo er primo weekend dopo la fine del calciomercato. Perché co’ sta storia della cessione de Milinkovic, sui giornali nun ce se inculerebbe nessuno”.

Luis Alberto 6: nel primo tempo è fuori luogo come Turone in un gruppo FB dedicato ai goal regolari. Nel secondo se ricorda dei piedi e soprattutto del numero che porta sulle spalle e regala alla Lazio i primi tre punti della stagione. Mezzo voto in meno pe’ ave’ rinunciato ar paja e fieno in testa.

Immobile 6: certi errori da Ciro nun te l’aspetti. Ma è pure vero che da Lulic, i compagni nun s’aspettano mai la giocata più lineare. Pe’ sta volta, Ciru’, te perdonamo.

Murgia sv: dà er cambio a Milinkovic che doveva anda’ a firma’ er rogito pe’ le quattro case comprate st’estate.

Badelj sv: entra solo perché così i romanisti davanti alla tv sentono per l’ennesima volta la parola “Milan” nel giro de un paio de giorni. E, ancora sotto shock per la doppietta de Defrel, se rimettono a piagne.

Caicedo sv: sull’onda del successo di “The Ferragnez”, insieme a Fortuna Wallace, er poro Felipe ha dato vita a “The Wallaicedo”, er gruppo dove pote’ insulta’ a buffo tutti i giocatori della Lazio.

Inzaghi 6,5: la Lazio di quest’anno pare meno sbilanciata in avanti e alla ricerca costante di un equilibrio tra i reparti che, sono sicuro, arriverà. Ieri, contavano solo i tre punti. E tre punti sono arrivati. In un campionato dove la figura di merda è dietro l’angolo pe’ tutte (Juve a parte), la Lazio, che ha avuto il solo torto di giocare le prime due partite contro le più forti del campionato, come al solito dirà la sua. E i Laziali, quelli veri, non hanno mai smesso di crederci.

AVANTI LAZIO

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SS LAZIO 2017/18: IL PAGELLONE FINALE

Strakosha: la sua stagione è perfettamente incastrata tra il rigore parato a Dybala, i miracoli con l’Atalanta e le incertezze in alcuni momenti clou. Molto reattivo tra i pali peccato però che l’ultima volta che è uscito, c’aveva sedici anni ed era annato a un pub de Tirana co’ Berisha e Lorik Cana. RIMANDATO IN INIZIATIVA.

Vargic: credibile come er curriculum de Giuseppe Conte. BOCCIATO.

Guerrieri: je volevano dedica’ un servizio a “Chi l’ha visto?” ma pare nun esistano foto sue. RIMANDATO IN VISIBILITÀ.

Bastos: l’unico giocatore al mondo capace di passa’ dalla modalità Thuram a quella Diakite nel giro de pochi secondi. Il suo punto de forza è che almeno segna in maniera direttamente proporzionale ai goal che ce fa pija’. RIMANDATO IN COSTANZA E CONCENTRAZIONE.

Wallace: elegante come er pinocchietto d’estate. Efficace come la mano sudata quando te presenti a un colloquio de lavoro. Ma ha fatto anche delle cose buone. RIMANDATO IN ESTETICA E AFFIDABILITÀ.

De Vrij: difende, segna e gioca co’ continuità. Peccato pe’ ‘sto finale de stagione che fa molto Salvini pre-governo. A Roma, dice a Di Maio de sta tranquillo che va tutto bene mentre a Milano prepara l’alleanza co’ Berlusconi per le prossime elezioni. RIMANDATO A MILANO.

Caceres: arrivato a gennaio nella Capitale. Da ottobre in poi nasceranno tanti nuovi aquilotti che parleranno spagnolo. RIMANDATO IN MONOGAMIA.

LuizFelipe: se diploma a Salerno con il minimo dei voti ma è a Roma che trova la giusta dimensione. Tanta personalità e senso dell’anticipo e qualche, inevitabile, peccato de gioventù tipo quando te inculavi i pacchetti de Brooklyn alla Standa. PROMOSSO.

Radu: la sua miglior stagione da quando è alla Lazio. Appare ringiovanito de dieci anni come le donne che se tolgono le rughe co’ le applicazioni dell’IPhone. PROMOSSO.

Patric: nun se po’ nun voleje bene. RIMANDATO IN TECNICA DE BASE.

Basta: er poro Dusan comincia ad accusa’ un po’ troppo i segni dell’età che avanza. Un po’ come tu nonna quando a tombola je devi ripete all’orecchio i numeri estratti da chi tiene er tabellone. RIMANDATO A DIECI ANNI PRIMA.

Marusic: costante come le dichiarazioni de Di Maio nei confronti de Mattarella. RIMANDATO IN CORAGGIO.

Lukaku: spesso devastante a partita iniziata, vedi in Supercoppa, quando gioca titolare, entra in partita con la stessa rapidità con cui Di Maio e Salvini trovano un punto d’incontro per il Governo. RIMANDATO IN PROATTIVITÀ.

Lulic: Capitano, mio Capitano. L’unico giocatore imprevedibile per gli avversari e per i compagni de squadra. Solca il campo senza senso apparente ma fa sempre la cosa giusta pur non sapendo di volerla fare. L’unico uomo al mondo che, se lo schermo dell’iPhone je se mette in modalità orizzontale, nun deve inclina’ la testa pe’ legge bene. PROMOSSO.

Leiva: è come quando vai sempre al solito ristorante sulla Cassia e prendi sempre la specialità argentina della casa. Poi un giorno, all’improvviso, lo chef albanese cambia er menù e te propone un piatto brasiliano, che ha scoperto in un vecchio pub de Liverpool. Tu prima storci la bocca. Poi però dopo le prime due forchettate, nun ne poi fa’ più a meno. E cominci a ordina’ solo quello. Pe’ tutto l’anno. PROMOSSO.

Parolo: è quell’amico tuo silenzioso e con la faccia da bravo ragazzo che sta sempre in disparte ma quando nun esce er sabato sera, manca a tutta la comitiva. PROMOSSO.

Milinkovic-Savic: gioca una stagione con la stessa convinta strafottenza con cui Verdone mette er record al flipper in “Troppo Forte”. Talmente coatto che j’avrei voluto vede’ gioca’ ‘na partita con gli occhiali da sole. PROMOSSO.

Murgia: er go’ ad agosto in Supercoppa è come quando imbocchi in discoteca e, pronti via, rimedi subito er numero de telefono della guardarobiera. Il resto della stagione è quando entri in pista e scopri che sei finito in una serata over70. RIMANDATO IN PERSONALITÀ.

Di Gennaro: purtroppo per la Lazio, non ripete la stagione strepitosa che lo portò a vince lo Scudetto con il Verona di Bagnoli, Pietro Fanna e Nanu Galderisi. Dà il suo meglio come commento tecnico durante le telecronache di Mediaset. BOCCIATO.

LuisAlberto: illumina il gioco della Lazio con la stessa pratica essenzialità della torcia dell’IPhone quando cerchi le chiavi della macchina che te so’ cascate pe’ terra de notte. Confeziona capolavori in serie ispirato come Leopardi di fronte all’ermo colle. PROMOSSO.

Anderson: i capelli e la tecnica di Vincenzo D’Amico. La cattiveria dell’orso Yoghi. Frenato da un brutto infortunio a inizio stagione, se accende a intermittenza come le lucette del Presepe. RIMANDATO IN CONVINZIONE E TIGNA.

Nani: s’è venuto a diverti’. BOCCIATO.

Caicedo: evidentemente quando Iglone Tare l’ha comprato, s’è dimenticato de fa’ la più classica delle domande: “Sì, le sponde, er gioco de squadra, er fisico, le sportellate. Bello tutto. Ma fa anche i goal?” RIMANDATO IN CONCRETEZZA.

Immobile: capocannoniere in Italia e in Europa e basterebbe questo per definire la grandezza della sua annata. Segna con la stessa continuità con cui er Pupone sbaglia i congiuntivi e vive una stagione esaltante come er finale de “Bomber”. PROMOSSO.

Inzaghi: la sua Lazio vince er primo trofeo della stagione contro la Juve e gioca a testa alta sempre. Contro tutto e tutti. Avversari e arbitri. Forse, se avesse abbassato ogni tanto la testa e coperto un po’ più er culo, la stagione avrebbe avuto un finale diverso. Ma nun bisogna dimentica’ da dove semo partiti e quante emozioni abbiamo provato. È stato un anno intenso. Un anno da Laziali. E a ‘sta squadra e a ‘sto Mister je se po’ solo di’ “Grazie!” PROMOSSO.

AVANTI LAZIO.

AVANTI LAZIALI.

IN SPIAGGIA.

PS: quella appena finita è stata una stagione intensa e mi piace pensare che queste pagelle siano state il giusto contorno anche per sdrammatizzare un contesto in cui spesso riversiamo troppe aspettative. Vi ringrazio per gli attestati di stima e i complimenti che mi hanno sempre spinto a fare del mio meglio e a presentarle con la giusta puntualità. Credo fermamente che uno scrittore o chi pretende di essere tale debba sempre rispettare i propri lettori. Io non so se ci sono riuscito. Ma di sicuro, ce l’ho messa tutta.

Con affetto

Alessandro Aquilino

LAZIO-SAMPDORIA: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6,5: se fa trova’ pronto su un tiro dalla distanza di Barreto. Poi visto che la Samp è aggressiva come Malgioglio al raduno dei “Guerrieri della Notte”, se mette a spiega’ a Manzini come se fanno le storie su Instagram.

Caceres 7: sembra uscito da ‘na canzone de Povia. Ad ogni sua giocata, le Laziali fanno “Oh, che meraviglia!”

De Vrij 7: se ce fosse ancora una remota possibilità pe’ fallo rimane’, proporrei una coreografia all’ultima di campionato con la sua gigantografia e lo striscione “Ma nun lo vedi quanto semo belli!?! Ma ‘ndo cazzo vai, De Vrij?!?”

Radu 8: sembra tornato indietro de dieci anni. Allora è vero che tutti i giorni va agli allenamenti co’ la “DeLorean”.

Marusic 6,5: nel primo tempo spinge in maniera discreta. Nel secondo, complice il primo vero caldo della stagione, s’affitta un lettino, se fa’ porta’ un mojito e se mette a prende er Sole sotto la Tevere.

Lulic 7: inizia terzino ma poi se sposta al centro. Tanto a lui cambia poco. Fa sempre quello che cazzo je pare.

Leiva 6: ammonito dopo pochi minuti, fa la fine de Pieraccioni quando pista la merda mentre stava a fa’ il fotoromanzo ne “I Laureati”: gioca una partita che “‘un è la sua!”

Milinkovic-Savic 7: fa tutto. Prima segna de testa spuntando da sotto terra come Aldo nella partita sulla spiaggia in “Tre uomini e una gamba”. Poi giganteggia a centrocampo come uno juniores mandato a gioca’ coi pulcini. Finisce mandando in goal Immobile che se stava a deprime.

Parolo sv: chiede er cambio perché s’era ricordato che er tagliandino delle strisce blu dove aveva lasciato la macchina je scadeva alle 15 e 25.

Lukaku 6: la triade Lukaku-Lulic-Radu è più micidiale del gioco delle tre carte a Porta Portese. C’ha la palla Lulic, poi la passa a Lukaku ma poi er cross vincente lo piazza Radu. Spinge co’ la stessa costanza co’ cui Mario Brega chiedeva a Verdone: “Te la sposi o nun te la sposi?”

Anderson 6,5: a volte se capisce da solo. Come Luca Giurato. È l’unico giocatore al mondo che riesce a fatte di’, nella stessa azione, con tono meravigliato/esaltato “Guarda che ha fatto!” e pochi secondi dopo a fatte ripete la stessa frase. Ma con tono incazzato/depresso. A modo suo, unico.

Immobile 7,5: a cinque minuti dalla depressione per la terza partita senza goal, Sergej je se avvicina e je fa: “Daje, che mo’ te faccio segna’…”

E Ciro, più scoraggiato de Oscar Pettinari mentre aspetta l’attrice americana che telefona: “Lasciame perde, che oggi è ‘na giornata no…”

“E io te la faccio diventa’ sì!” je risponde Sergej. Detto. Fatto. E pochi minuti dopo fa doppietta su assist di Nani. Co’ tanti saluti a Icardi.

Nani 6,5: entra nel finale e manda in porta Immobile smentendo la recente teoria di Cremonini. Qualcuno che accetta di essere Robin ancora c’è.

Di Gennaro sv: gioca pochi minuti solo pe’ usci’ definitivamente dalla scaletta di “Chi l’ha visto?” di cui ormai era ospite fisso.

Inzaghi 7: la sua Lazio è una macchina da goal che diverte e soprattutto si diverte. Travolge la Sampdoria e mette un’altra tacca in questa stagione che comunque andrà a finire resterà impressa nel cuore dei tifosi. Perché ci sono state Lazio più o meno forti. Più o meno vincenti. Ma poche sono state quelle capaci di diventare un tutt’uno con la tifoseria.

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FIORENTINA-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6: incolpevole sui goal, stringe i denti nel finale simulando un infortunio con la stessa enfasi con cui la moje fa crede al marito de sta a gode’ dopo trent’anni de matrimonio.

Luiz Felipe 6: Veretout lo fa girar come fosse una bambola. Poi lui butta giù. Poi lui butta giù Biraghi. Come fosse una bambola. No ragazzo no, non ci siamo. Oggi più che bravo, Pravo.

De Vrij 6: esce prima perché era pronto er panino cor lampredotto che s’era fatto mette a scalda’ dal paninaro fori al Franchi prima de entra’ allo stadio.

Caceres 6,5: il goal del Raz Degan de noantri mette d’accordo uomini e donne. I primi, per la rimonta completata. Le seconde, “perché…perché…non so perché…sono fatti miei!”

Marusic 7: er piattone de prima con cui serve la palla della vittoria a Luis Alberto è letale come la scureggia fatta in un ascensore pieno appena se so’ chiuse le porte.

Lukaku 6: arrembante e confuso come quer tale che esce la sera pe’ rimorchia’ ma imbocca pe’ sbajo dentro a un centro anziani.

Leiva 6: lucido come la macchina mia dopo che ha piovuto terra. Gioca la solita partita generosa ma perde malamente la palla da cui nasce il terzo goal viola.

Murgia sv: dura meno de un pischello chiuso in bagno cor calendario de Belen.

Milinkovic-Savic 7: ogni volta che scende in campo a Firenze, ripensa a quando, un pomeriggio d’estate di tre anni fa, arrivò nella sede viola accompagnato da Pradè pe’ firma’ er contratto. E co’ la penna in mano, pochi secondi prima de diventa’ un giocatore della Fiorentina, scoppiò in lacrime ripensando al faccione di Igli Tare che je diceva: “Vieni a Formello! ‘Sta Lazio aspetta a te!” Gioca una partita accorta ma dai contenuti tecnici elevati. Soprattutto grazie alla semplicità e all’efficacia del primo tocco di palla.

Luis Alberto 8,5: la punizione che riapre la partita è una pennellata d’autore. Il corner da cui nasce il pareggio è la specialità della casa. Il goal della vittoria contiene l’alfa e l’omega di ogni azione. Con quei capelli, quella barba e quell’espressione che pare sempre stia pensando “mo ve inculo a tutti!” sembra uno di quei personaggi di certi western di Sergio Leone: “Luis, tu il gioco lo conosci…” Bentornato Maestro.

Immobile 6,5: gioca tutta la partita pensando “eppure io sto Vitor Hugo l’ho già sentito da qualche parte!”. Poi quando viene sostituito, tutti pensano che sia incazzato e invece no. Le telecamere lo immortalano mentre urla a Farris: “Miserabili! Ha scritto “I miserabili”! Ecco chi cazz’era ‘sto Vittorio Ugo!”.

Anderson 7,5: l’insostenibile leggerezza dell’essere Felipe. Con le squadre in dieci, trova praterie nelle quali pure Tex Willer farebbe la differenza. Figuriamoci lui. Che ha nei piedi la classe e la felicità per risolvere in ogni momento il match. Non sempre sceglie la giocata giusta ma dà sempre la sensazione di poter spaccare in due il match. Come fa al sessantanovesimo quando scaglia in porta di esterno collo, una sassata che rianima la Lazio come la siringa di adrenalina nel petto di Uma Thurman in “Pulp Fiction”.

Lulic 6: entra al posto de Lukaku e fa la solita finta a rientra’ che oltre al terzino manda in bianco pure er telecronista: “Lulic va sul fondo e cross…anzi no…rientra sul destro…” Perché come lo conoscemo noi, er buon Senad, nun lo conosce nessuno.

Caicedo sv: er tremendo deja vu provato co’ lui al novantesimo, al limite dell’area de rigore Laziale, che calcia via un pallone pericoloso m’ha riaperto vecchie e mai rimarginate ferite del Lazio-Fiorentina d’andata.

Inzaghi 8: la Lazio gioca contro la Viola e soprattutto contro lo scempio perpetrato da Damato. Dopo la ridicola espulsione di Murgia, ridisegna magistralmente la squadra togliendo De Vrij e inserendo Anderson. Poi, dopo il rigore negato a Leiva, inveisce contro l’arbitro che lo manda anzitempo negli spogliatoi. Ma prima di uscire, le telecamere lo immortalano intento a parlare con i suoi ragazzi per dar loro le ultime direttive.

La sua Lazio ha mille vite, palle infinite e un cuore grosso così. E non bastano sei minuti sbagliati in una stagione per cancellare quanto di bello e intensamente affascinante fatto dalla squadra quest’anno. Comunque andrà, i Laziali, quelli veri, sono con te, Mister.

Special guests:

Chiesa 4: sì, per carità, sarà pure forte. Ma se a vent’anni, la specialità della casa è già quella di andare per terra in ogni contrasto e protestare, non andrà lontano. Dai padri, vanno ereditati i lati migliori. Non quelli che ne hanno condizionato la carriera. Giocatore piccolo. Di età. E di statura etica e morale.

Damato 1: quanti ne avete incontrati di personaggi come lui, nella vostra vita? Tanti, vero? Perché di gente come Damato è pieno il mondo. Spocchiosi. In malafede. Presuntuosi e arroganti. Che gestiscono posizioni di potere e vanno avanti al motto di “Lei non sa chi sono io!”. Mette la sua spocchiosa firma nel match più assurdo e falsato che la mia memoria ricordi ma il suo triplice fischio non può che certificare la forza e il carattere di una Lazio mostruosa.

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LAZIO-BENEVENTO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6: sul go’ del Benevento parte in ritardo perché stava a pensa’ a chi ammolla’ er pupazzetto dei Ninja Turtles trovato nell’ovo de Pasqua che j’aveva regalato Manzini prima della partita.

De Vrij 7: professionista esemplare come Toninho Cerezo. Lui però anziché andare a letto presto la notte di Capodanno, guida la difesa con la solita classe e realizza il goal che porta la Lazio in vantaggio nonostante il suo futuro sia già scritto. E sia purtroppo altrove.

Luiz Felipe 7: “Poi ClauDio il Lotito disse: ‘Non è bene che De Vrij sia solo; dobbiamo fargli un aiuto che sia adatto a lui”. Allora Igli l’Albanese fece cadere un profondo sonno sul difensore olandese, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d’essa. Igli l’Albanese, con la costola che aveva tolto all’uomo, formò un ragazzo brasiliano e lo condusse al numero 3 biancoceleste. Che disse: “Questo, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Lui sarà chiamato Luiz Felipe Ramos perché imposterà l’azione come David Luiz e difenderà come Sergio Ramos”. – (Genesi 2:7,18,21-23)

Bastos 6,5: gioca un tempo e poi viene sacrificato come l’agnello a Pasqua.

Patric 6: sul goal del Benevento se fa’ incula’ da Lombardi come quando stai in fila al supermercato e fai passa’ la vecchietta che te stava a fa’ tenerezza co’ solo un litro de latte in mano e appena je dici “Prego, passi pure!”, chiama er marito che arriva co’ du’ carrelli pieni de roba. E tu resti lì, come ‘no stronzo.

Marusic 6: in fase de spinta, è lucido come un alcolizzato al quarto ammazzacaffè.

Luis Alberto 7: sempre nel vivo del gioco. Scucchiaia per Caicedo il pallone del pareggio e poi chiede a Nani di poter calciare il rigore per dedicare il goal ad un amico appena scomparso. Maestro in campo e fuori.

Leiva 7,5: ogni volta che qualcuno pronuncia la frase “eh, ma non è un regista!” un intenditore di calcio, da qualche parte del mondo, muore. Da qualche tempo, il Lucas Maximo, oltre a dirigere con maestria la manovra biancoceleste, si diverte a produrre anche gli effetti speciali. Come la pennellata magistrale per il goal del 5 a 2.

Parolo 6: dopo er tour de force in Nazionale, sta spremuto come un limone su ‘na frittura de calamari.

Anderson 6,5: l’assist per Immobile è sublime come il formaggio fuso sui nachos. La rabona per Patric è bella ma inutile come quelle stronzate che vende “Tiger”. Purtroppo però se accende a intermittenza come le lucine sull’albero de Natale. Peccato che ormai stamo a Pasqua. Ma tutto questo, Felipe, nun lo sa.

Immobile 7,5: quando torna dalla Nazionale è come la donna sotto ciclo: je rode sempre er culo. Però stavolta è bravo e lucido nel trasformare gli assist di Anderson e Brignoli in goal e staccare di nuovo Icardi nella classifica dei marcatori.

Caicedo 7: grezzo, perentorio ed efficace come la pacca sul culo a quella davanti a te durante er trenino de Capodanno mentre tutto cantano “il mio amico Charlie Brown”.

Nani 6: prova a fa’ go’ in tutti i modi anche arruffianandose Brignoli co’ frasi del tipo “Aho, sei un grande! lo sai che t’avevo schierato al Fantacalcio quando segnasti al Milan?!?”

Milinkovic-Savic 6: entra co’ l’entusiasmo der marito che accompagna la moje da Zara sotto saldi.

Inzaghi 6,5: cambia in corsa il modulo ed è bravo a pescare il jolly Caicedo. La Lazio soffre un po’ troppo ma poi si scatena e porta a casa tre punti importanti in prospettiva Champions e che fanno morale in previsione del match di giovedì con il Salisburgo.

Special guest:

Brignoli 8: quando batte le rimesse dal fondo, perde talmente tanto tempo, che la diretta su Skygo della partita va più avanti rispetto alla partita stessa. Ma il karma è in agguato e dopo essere stato trafitto da Caicedo prima e da De Vrij dopo, regala in modo maldestro a Immobile la palla del 4-2. Perché nel calcio, come insegna Oronzo Canà, passare da coglione a eroe è un attimo. Solo che lui fa il percorso al contrario. Fenomeno vero.

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