LA MIA LAZIO. LA MIA VOCE #3

La ruota gira. E adesso gira in direzione ostinata e contraria. E così capita di uscire dalla Coppa Italia senza aver subito un tiro in porta. Capita di perdere al 92esimo per colpa dell’unico tiro preso in porta. E capita di prendere il palo all’ultimo secondo dell’ultimo minuto di recupero. Capita. Il calcio, come la vita, è spesso deciso da momenti. Come raccontava Woody Allen in quel capolavoro che è “Match point”, la differenza la fa la pallina da tennis che prendendo il nastro della rete, cade in una parte o in un’altra del campo. Ecco. La Lazio adesso è una squadra che fa fatica ad uscire dal pantano della cattiva sorte in cui è entrata. Certo, c’è anche dell’altro, ovviamente. Una forma fisica che non aiuta ad arrivare sulla palla appena quel centimetro prima dell’avversario e che ci permetterebbe di trasformare un contrasto in una ripartenza. Qualche scelta più o meno azzeccata (ma con il senno di poi siamo tutti Mourinho). Insomma. Adesso, sulla Lazio, se decide di piovere, diluvia. Ma al netto di tutto ciò, la squadra c’è ed è viva. Perché il Milan è stato dominato. La Juve è stata limitata. E con la Dinamo, quando la squadra si è accesa, il match è cambiato. Sí, forse è un po’ stanca. Ma a dargli una mano, ora tocca a noi. Che di Lazio, di questa Lazio, non ci stanchiamo mai.

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