LAZIO-SPAL: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6: su Antenucci è reattivo come la Blasi quando fa la morale a Corona. Poi la Spal diventa pericolosa come la Roma a Manchester l’anno der 7 a 1 e lui prende solo tanta acqua.

Wallace 6,5: pure quando gioca bene come oggi, te dà sempre l’idea de esse quello che, quando da piccolo facevi le squadre a “bim bum bam le giù”, scejevi pe’ ultimo e lo mettevi in porta.

Acerbi 6: sur go’ della Spal appare spaesato e fuori luogo come Toninelli quando parla der tunnel der Brennero. Poi se riprende al punto de guida’ un contropiede con la stessa pesante leggiadria de Berardino Capocchiano in un Lazio-Sampdoria de tanti, ma tanti, anni fa.

Radu 6,5: che er Dio del Calcio ce lo conservi così fino al 2021.

Patric 7: sulla fascia destra, è arrembante come quando sei invitato a un matrimonio e te danno er via libera ar buffet.

Milinkovic-Savic 6: ATTENZIONE! ANNUNCIO IMPORTANTE: a inizio giugno è uscito dalla sua casa all’Olgiata per recarsi ai Mondiali in Russia e non ha più fatto ritorno a casa. È alto 1,92 cm, indossa la maglia 21 e sa abbinare, in modo unico, tecnica e potenza. Se doveste avere notizie che possono aiutare a ritrovarlo, telefonare a Claudio e Igli, ore pasti.

Berisha 6: entra quando la partita c’ha meno spunti della trentaduesima serie de “Beatiful”.

Cataldi 7: manda’ in giro i giovani in prestito, serve. Prendono pizze dalla vita e se tolgono de dosso un po’ de quella presunzione de chi se la sente calla, pur non avendo dimostrato niente. Danilo Cataldi è tornato a casa dopo un anno e mezzo e appare un giocatore diverso. Il tempo ci darà conferma. Nel mentre, oggi, gli battiamo le mani. Perché i Laziali sanno quando è il momento giusto per farlo.

Parolo 7: cerca er go’ e lo trova con la stessa tignosa ostinazione de quello che vole scopa’ e se fa sette profili su Badoo.

Lulic 6,5: sur go’ della Spal, Lazzari je se ne va come er vespino a Fantozzi quando je fregano la pensione sur pianerottolo de casa. Mezzo voto in più per la giacca data al bambino che era con lui durante l’ingresso in campo.

Lukaku 6: quando entra in campo Dickmann, sentendosi chiamato in causa, j’esce fori er rimastino anni ‘90 che è in lui e comincia a canta’: “Don’t want no short dick man”.

Caicedo 6,5: il partner ideale di Immobile. Nell’azione del raddoppio, fa talmente tanto a sportellate che, al momento della sostituzione, più che tra gli applausi dei propri tifosi, esce firmando i CID dei difensori avversari.

Correa 6,5: c’ha un gioco de gambe che ogni volta che fa ‘na finta, mezza Tribuna Tevere va pe’ terra.

Immobile 8: una sentenza. Sur primo go’, un capolavoro di coordinazione, se appizza sur secondo palo e fa er vago come quello che te passa davanti ar bar mentre tu stai da tre ore co’ lo scontrino in mano e cerchi de fatte nota’ dar barista che nun te vede manco fossi er Var contro la Lazio, l’anno scorso. Ner secondo, lo scambio co’ Caicedo è perfetto come un duetto tra Wess e Dori Ghezzi.

Inzaghi 7: la Spal era un avversario ostico. L’anno scorso aveva strappato un pareggio a reti inviolate e quest’anno, proprio all’Olimpico, aveva fatto bottino pieno contro la quarta squadra più forte d’Europa (nonché Campione d’Europa morale). Ma Simone la vince facendo quello che gli riesce meglio: le cose semplici. Mentre il suo dirimpettaio, Semplici, non riesce a fare le cose Inzaghi.

AVANTI LAZIO

OLYMPIQUE MARSIGLIA-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6,5: tutto bene fino al goal di Payet. Quando parte in ritardo come il regionale pe’ Valmontone.

Wallace 9: dunque. La Lazio gioca nel campo più stronzo del girone. Tu vedi Wallace titolare. Ed è subito rosario in mano e boccetta de acqua benedetta riempita de straforo in parrocchia appoggiata accanto ar telecomando. Poi però Fortuna segna co’ ‘no stacco de testa imperioso e tu pensi de esse precipitato all’improvviso ner “Sottosopra” de Stranger Things. Mezzo voto in meno pe’ quei capelli da venditore de pareo a Passoscuro ma mezzo voto in più pe’ un paio de passaggi da brividi che ce ricordano er Wallace dei bei tempi. Quello molto meno efficace ma infinitamente più romantico.

Acerbi 7: “difensore insuperabile. 192 centimetri di affidabilità. In olio d’oliva” (Cit)

Radu 6,5: affronta er match come se fosse er sorteggio fatto con la monetina prima della partita: a volte, infatti, prende la palla e a volte prende Ocampos.

Caceres 6,5: Inzaghi lo martella tutto er tempo come la moje ar marito la domenica mattina quando lei vorrebbe anda’ ar centro commerciale mentre lui vorrebbe resta’ a casa in ciavatte a vedesse la replica de Lumezzane-Juve Stabia su Raisport.

Parolo 6,5: fa un lavoro oscuro ma efficace manco fosse Licio Gelli ai tempi della P2.

Leiva 6,5: esce sur più bello. Come quando sei costretto a fa’ er salto della quaglia.

Marusic 7: er missile terra aria che finisce sotto l’incrocio dei pali e chiude la partita è talmente inaspettato e fuori dal suo repertorio che un minuto dopo che ha caricato la foto del go’ su Instagram, Zuckerberg in persona j’ha mandato un direct: “Ma che l’hai fatto davvero te? Ma che cazzo stai a di’?! Nun ce credo!! Dai, leva sta foto o te blocco er profilo!”

Milinkovic-Savic 6,5: in lenta ma inesorabile ripresa come la 127 Diesel quando scattava er verde ar semaforo.

Lulic 6,5: Caicedo j’acchitta un no-look perfetto mettendolo da solo davanti al portiere e lui, ovviamente, capisce male e fa un no-goal pazzesco.

Berisha 6,5: entra pe’ ringhia’ a tutti come er cane cacacazzi der vicino tuo (perché ce l’avemo avuto tutti un vicino co’ er cane cacacazzi).

Immobile 7: partita dai contenuti agonistici meravigliosi. In Europa League pare che lui e Caicedo se invertano i ruoli. Un po’ come se Alfred se mettesse a fa’ Batman e Bruce Wayne, er maggiordomo.

Caicedo 10: er tacco pe’ Immobile, er no-look pe’ Lulic, er go’ der 2-0 lasciando scorre er pallone sur sinistro co’ ‘na facilità che er 70% degli attaccanti su quel pallone ce inciampa. Se fosse stato un giocatore de basket, avrebbe fatto ‘na partita alla Michael Jordan. Adani, quando nun esulta ai go’ dell’Inter, dice di lui che “sposta gli equilibri”. In coppia co’ Immobile ha trovato la sua dimensione come Marino Spada (Carlo Verdone) quando s’arruola nei Carabinieri. Partita mostruosa.

Cataldi 6: appena incrocia Strootman je parte er Battisti: “Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?”

Inzaghi 8: prepara la partita più difficile del girone in modo perfetto. Immobile e Caicedo sembrano nati per giocare insieme e lui li mette nelle condizioni migliori. Appena l’arbitro fischia la fine, noi lo sappiamo già che la sua testa schizza già a lunedì. A pensare alla madre di tutte le partite.

Garcia 7: nei suoi anni a Roma, er poro Rudi aveva capito tutto. Perché co’ loro pe’ campa’ de rendita te basta l’illusione de fajie vince lo Scudetto, quella de rimette la chiesa ar centro del villaggio e soprattutto devi sempre parla’ bene der Capitano. Sennò fai la fine de Spalletti. Perché loro, in fondo, so’ un po’ come er cane de Mustafà.

Strootman 4: je poi mette pure ‘na maglia biancoceleste addosso, je resterà sempre quella meravigliosa faccia da cazzo. Pe’ non parla’ poi dei picchi de rosicamento epici che solo lui sa raggiungere.

AVANTI LAZIO.

PARMA-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6: er Parma è pericoloso come un allarme meteo de Alemanno. Quando er poro Gianni se presentava in tv cor bollettino meteo che dava neve e er giorno dopo facevano 30 gradi.

Luiz Felipe 6,5: efficace come er benzinaro a Tor Vergata quando devi elude er traffico e prende er Raccordo in direzione Bufalotta. Mentre tutto er mondo va verso l’Appia.

Acerbi 7: quando Inzaghi a fine partita je s’avvicina pe’ faje i complimenti (“Te la sei cavata alla grande con Inglese!”) lui fraintende e je risponde: “Well, Mister, i have studied three years in London! Mica cazzi!”

Radu 32: come gli anni che compie oggi. Di cui undici passati con noi. A differenza di chi cerca per forza la romanità in un giocatore per elevarlo a simbolo, i Laziali amano chi, pur venendo da fuori, fa della Lazialità uno stile di vita e un modo di stare in campo. Nelle vittorie e nelle sconfitte. Stefan Radu, Laziale vero.

Patric 6,5: s’è fatto trova’ pronto come un povero, er giorno che hanno istituito er reddito de cittadinanza.

Lulic 6,5: lui e Radu a sinistra so’ ‘na certezza come “Una poltrona per due” a Natale. O come la mezza piotta che te allungava tu’ nonna per il compleanno. Se avesse segnato dopo quella sgroppata de cinquanta metri, avremmo dovuto rivede’ tutte le teorie sulla sua efficacia nel calciare in porta. Ma fortunatamente ha tirato fori.

Leiva 6: stranamente spaesato come Bonolis ospite da Renzi.

Berisha 8: entra e cambia la partita. Co’ er grugno de quello che te imbruttisce al semaforo e la tigna de quello che nun vole perde nemmeno quando gioca a “testa o croce”.

Parolo 6: c’ha sempre ‘na soluzione pe’ tutto. Come er blog de Aranzulla.

Milinkovic-Savic 6: piccoli segnali de risveglio come quando sopravvivi a un hang over la domenica mattina.

Luis Alberto 6: un piccolo passo in avanti rispetto alle ultime, deludenti, apparizioni: almeno stavolta, coi capelli biondi, se semo accorti che stava in campo.

Correa 7: le alternative, quelle belle. Quelle che entrano in campo cor sorriso e co’ la voja de spacca’ le partite.

Immobile 7: quando mette la palla sul dischetto, pensa che sia la capoccia de Mancini e la calcia talmente forte che se nun ce fosse stata la rete, pe’ annalla a riprende Manzini avrebbe fatto la fine de Ametrano cor pallone in mano a bordo autostrada.

Conclude una partita da leader con l’assist per Correa.

Inzaghi 7: vede Luis Alberto biondo e se intenerisce de fronte a quello splendido déjà vu. Poi torna in sé, fa due cambi e vince la partita. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: questa Lazio meno spettacolare ma più pratica non è un caso. Ma uno splendido esempio di maturità calcistica. Tutta la panchina che esulta al goal di Correa è un calcio in faccia a chi parlava di spogliatoio spaccato. Questa Lazio è forte. E Inzaghi è il nostro condottiero.

Almeyda 8: il missile Terra-Aria-Incrocio dei pali co’ cui polverizza Buffon pare sia stato rilevato pure dagli avveniristici strumenti della Nasa. E lancia la Lazio verso uno Scudetto epico. E mai come quell’anno meritato.

Il piccolo tifoso nella foto 10: esse Laziali significa nun ave’ mai paura de mostrasse ar mondo. Anche e soprattutto in territorio nemico. “Osare, credere, spavaldi di essere” recitava uno slogan di qualche anno fa. E tu, piccole’, hai già capito come se fa’. Applausi.

AVANTI LAZIO.

LAZIO-FIORENTINA: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6,5: er disimpegno suicida de Wallace lo stava pe’ manda’ bevuto come

Mario Brega, in “Bianco, rosso e Verdone”, quando Verdone se impiccia co’ la Sora Lella sui gradi de parentela durante er controllo della Polizia. E infatti dar labiale catturato dalle nostre telecamere, pare che Strakosha, al momento della sostituzione de Wallace, abbia cominciato a gridaje “Ah ‘nfame! Ah ‘nfamone!”

Wallace 6: quando c’ha la palla tra i piedi lui è come quando squilla er telefono in “Scream”. O come quando metti ner videoregistratore er nastro de “The Ring”. Nonostante le ultime partite non siano state brillantissime, però, Fortuna è stato scelto come testimonial de ‘na famosa marca de lassativi, di cui proponiamo lo slogan in anteprima: “Hai problemi di stitichezza? Palla a Wallace ed evacuamo!”

Acerbi 6,5: quando c’hai accanto Wallace è come fa’ manovra senza specchietti retrovisori.

Radu 7: la difesa della Lazio senza Stefan è come un’infanzia vissuta (versione maschile) senza le ginocchia sbucciate, senza le sfide a calcio tedesco o senza gli interminabili tornei a Subbuteo (versione femminile) senza le improbabili torte fatte col Dolce Forno Harbert, senza gli azzardati outfit di “Gira la moda” o senza le sfilate di Barbie. Stefan Radu è la spina dorsale degli ultimi dieci anni di Lazio e quando c’è lui in campo, ‘sta squadra c’ha sempre un po’ di anima in più.

Luiz Felipe 6,5: quando entri ar posto de Wallace è come se i Franchi, quando se trattò de elegge er Re, al posto de Pipino il Breve avessero eletto Rocco Siffredi.

Marusic 6: c’avete presente la scala evolutiva dell’uomo? Quella che parte dall’Austalopiteco, passa pe’ Neanderthal e arriva fino all’Homo Sapiens? Sì? Beh, ecco, Marusic la sta a percorre ar contrario.

Parolo 7: ha fatto più chilometri lui ieri che ‘a Panda 1000 de mi’ nonna in vent’anni de onorata carriera.

Leiva 6,5: presente a centrocampo come er cliente che er 27 dicembre te se piazza alle nove fori dar negozio e nun vede l’ora che arzi la serranda perché deve fa’ un cambio.

Milinkovic-Savic 6: osserviamo speranzosi le sue giocate attuali con la stessa espressione con cui Nanni Moretti guardava in tv D’Alema e je diceva “di’ una cosa di sinistra!”.

Lulic 6,5: sulla sinistra, efficace come un bicchiere de latte quando devi fa’ scende er tasso alcolemico.

Caicedo 6,5: se Ciro è il killer, lui è Jamie Foxx che lo porta in giro in taxi per tutta Los Angeles (avete mai visto “Collateral”? No? Peccato). Al momento, per il lavoro che fa, merita la maglia da titolare.

Correa 6,5: se je tojete dieci centimetri e je mettete i capelloni, è Felipe Anderson. Paro paro.

Immobile 7: er feeling co’ Caicedo è lo stesso de Rocky e Apollo quando corrono sulla spiaggia in “Rocky III”. Lui però gioca co’ un veleno che pare ce fosse lui in campo a Firenze, tanti anni fa, quando Batistuta ce fece er tre pari a un minuto dalla fine. Oppure quando c’hanno dato otto minuti de recupero nel secondo tempo. Perché Ciro Immobile gioca sempre co’ quella tigna che ce metterebbe un tifoso vero. E anche pe’ questo, il popolo biancoceleste lo ama.

Berisha ng: Inzaghi lo fa entra’ alla fine ma solo perché Manzini j’aveva fatto mette i soldi del campo pure a lui.

Inzaghi 6,5: la sua Lazio viene da un momento difficile ma lui continua imperterrito per la sua strada. Con Caicedo titolare, aggiunge chili in attacco e centimetri sotto la doccia e alla fine della fiera, ha ragione lui. Vince la sfida con Pioli e si gode la sosta in tranquillità.

Treossi 2: non vede un clamoroso laccio californiano di Mirri su Salas in area di rigore viola e consegna così un vergognoso Scudetto al Milan di Zaccheroni. E, pure se so’ passati quasi vent’anni, come direbbe er Marchese del Grillo: “posso essere ancora un po’ incazzato pe’ ‘sto fatto?!”

AVANTI LAZIO

UDINESE-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 7: se continua co’ ste parate je chiederanno de organizza’ pure quella der 2 giugno.

Wallace 6: brutto da vedesse ma efficace come la ciavatta de tu’ madre quando prendevi ‘na nota a scuola.

Bastos 6: aggiunge un po’ de sana follia ad un finale thriller. Se quelli come lui, nei film horror, li ammazzano all’inizio, un motivo ce sarà. (Se scherza, ovviamente!)

Luiz Felipe 6: qualche piccola sbavatura dovuta alla giovane età che Farris je pulisce cor bavaglino.

Acerbi 7: 113 partite consecutive in serie A. Dopo un paio de tentativi andati a vuoto, trova il goal che ne premia la grinta e il carisma con cui si è preso la Lazio. Negli ultimi minuti, durante l’assalto dell’Udinese, pareva Bud Spencer durante ‘na rissa dentro a un saloon: è saltato de testa quattro volte, ha steso otto giocatori avversari.

Patric 6,5: co’ quer caschetto biondo e quella tigna, pare er giusto mix tra er Piccolo Lord e John Rambo.

Lulic 6: sente avvicinasse er Derby e va in modalità stand by pe’ ricarica’ le pile.

Durmisi 6,5: se continua così, magari lo chiamerò “trottolino amoroso”. E dudù. Dadadà.

Badelj 6,5: quando la partita stava filando liscia sui binari de ‘na vittoria tranquilla, Manzini j’ha mandato ‘na whatsappata che diceva più o meno così: “Aho, inventate qualcosa…che le partite della Lazio nun possono fila’ lisce così…” e lui, da ultimo arrivato, s’è messo d’impegno pe’ nun delude Maurizione e pe’ fa passa’ a tutti i Laziali gli ultimi venti minuti (recupero compreso) da panico.

Parolo 7: toglie le castagne dar foco come er bangladino all’angolo tra via Condotti e Piazza de Spagna. Solo che er bangladino, co’ tre euro a castagna, guadagna piu de Parolo.

Luis Alberto 6,5: un lampo solo, su punizione, ma decisivo. Come quando un fulmine stronzo te fa zompa’ la corrente durante un temporale.

Correa 7,5: ieri ho capito perché lo chiamano “El Tucu”. Se guardate bene er labiale mentre se beve Larsen, vedrete che je dice “Tucù, Tucù, la palla nun c’è più!”

Caicedo 6: scende in campo frastornato ma solo perché l’ultima volta che aveva giocato pe’ tre volte de seguito, era quando er cugino l’aveva schierato titolare al Fantacalcio.

Immobile 6,5: entra e la Lazio fa due goal. Il suo ingresso è decisivo come l’arrivo de Chuck Norris alla fine de “I mercenari 2”.

Inzaghi 7: se presenta co’ ‘na squadra piena de vice (er vice Marusic, er vice Leiva, er vice Luis Alberto, er vice Immobile) e sbanca un campo difficilissimo. Ce vole coraggio a di’ che sta squadra c’ha la rosa corta.

Maresca 4: pare che de ritorno dalla partita, all’autogrill, abbia incontrato un pullman de tifosi della Lazio e li abbia ammoniti tutti.

AVANTI LAZIO

LAZIO-GENOA: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6,5: reattivo e pimpante su’ du’ tiri dalla distanza der Genoa come Max Pezzali quando, vent’anni fa, la ragazza je diceva: “Dai! Vieni su da me che tanto non ci sono i miei…”

Caceres 6: ordinato come un astuccio, er primo giorno de scuola.

Acerbi 6: fa tutto bene tranne quella piccola sbavatura sul goal del Genoa. Un po’ come Verdone ne “I due carabinieri” quando al test d’ammissione azzecca tutto ma sbajia solo “Viale Alberto Manzoni”.

Wallace 6,5: la prestazione senza macchie de Fortuna te svolta la giornata come quando prendi l’autobus de prima mattina e te rendi conto che nun puzza nessuno.

Marusic 6: mostra confortanti segnali de ripresa come er marito che s’aiuta co’ la pasticchetta blu pe’ soddisfa’ la moje dopo trent’anni de matrimonio.

Patric 7: entra co’ la tigna, l’ardore e l’orgoglio de uno convinto che quella de ieri era la partita valida pe’ assegna’ lo Scudetto der 1915.

Lulic 6,5: lo stop a seguire e il cross perfetto, a giro, sur go’ de Milinkovic smontano anni e anni de teorie sulla non linearità del suo gioco. Un po’ come se a Isaac Newton, la mela nun je fosse cascata addosso ma fosse schizzata verso er cielo. Perché Senad Lulic, quando capisce che tutti l’hanno capito, se reinventa come Giorgio Mastrota, che dopo una carriera da presentatore e da marito de Natalia Estrada, è diventato er più grande venditore de materassi della storia della tv.

Milinkovic-Savic 7: l’oggetto del desiderio de tutte le squadre d’Europa e soprattutto del direttore de Tuttosport torna a deliziare il suo pubblico con l’assist che permette a Caicedo de sblocca’ la partita e soprattutto co’ un colpo de testa magistrale che ridefinisce er concetto de “strapotere fisico”.

Badelj 6: aggiunge sostanza ar centrocampo. Come quelli che se mettevano er calzino pieno d’ovatta nelle mutande pe’ fa bella figura.

Leiva 7: per lui verrà coniato un nuovo ruolo: il déjà vu der centrocampo. Perché mentre gli avversari sono impegnati in un’azione, lui l’ha già vista. Intuita. E interrotta.

Parolo 6,5: l’assist pe’ Immobile e il solito lavoro sporco a centrocampo. Irrinunciabile come l’amaro dopo er caffè. Come la bestemmia quando cali l’asso a Briscola.

Caicedo 7,5: er nemico numero uno dei laziali prigionieri del divano e dei gruppi su Fb timbra er cartellino dopo sette minuti e per qualche minuto trasforma Immobile ner vice-Caicedo. Lotta, sgomita e recupera il pallone che dà il via al primo goal di Immobile. Quando esce dal campo, tutto lo stadio si alza in piedi e fa vivere, a chi ama il Calcio, un bel momento di sport e gratitudine. Chi tifa Lazio sta con Felipe.

Correa 6,5: bello ma timido. Come un quindicenne che ancora nun ha scoperto la gnagna.

Immobile 8: in coppia con Caicedo sembrano Sonny Crockett e Rico Tubbs de “Miami Vice”. Solo che quando Ciro lo fa nota’ a Manzini, questi je risponde “quindi Caicedo sarebbe il Miami Vice Immobile?” Ripresosi dopo qualche minuto dalla freddura, Ciro ci mette poco a tornare sui livelli dello scorso anno e segna una doppietta delle sue.

Inzaghi 10: il suo Bologna segna i primi due goal della stagione e porta a casa tre punti fondamentali per il suo campionato, regalando ai tifosi rossoblu (e a quelli Laziali) una domenica epic…oddio…nell’euforia, ho sbajato fratello. Questo era Pippo.

Inzaghi (Simone) 8: conferma Caicedo accanto ad Immobile e il risultato (oltre al goal della Pantera) gli dà ragione. La Lazio gioca una partita da “Banda Inzaghi”, non rischia quasi mai e doma con facilità una squadra storicamente difficile. Chapeau.

Marchetti 8: gli eroi son tutti giovani e belli. Soprattutto quelli del 26 maggio. Le lacrime di Federico Marchetti sotto la Nord sono la prova evidente che la Lazio è un tatuaggio permanente nell’anima di chi l’ha vissuta. Federico Marchetti nella Lazio ha vinto, perso, fatto miracoli ed errori madornali. Ma soprattutto ha vissuto. Senza mai stare un secondo fuori posto. Che Dio ti protegga.

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LAZIO-APOLLON LIMASSOL: LE MIE PAGELLE

Proto 6: avecce lui come vice Strakosha dopo un anno de Vargic è come quando scopri er confetto Falqui dopo un mese de stitichezza. È tutto un altro vivere.

Bastos 6: c’ha più cali de tensione lui che un palo della luce in America durante l’uragano Florence.

Acerbi 6,5: ce mette più pezze lui che mi’ madre quando me rammendava i majoni da ragazzino.

Caceres 6: è bello ma ogni tanto balla.

Basta 6: parte bene ma se spegne piano piano. Come le scintille che s’accendono a Capodanno.

Durmisi 6: veloce, tecnico, piccolino. È un Bonetto che ce l’ha fatta.

Badelj 6: ordinato e puntuale come un pacco preso su Amazon.

Milinkovic-Savic 6: secondo me st’estate hanno fatto come co’ Jean Louis Rossini. L’hanno rapito e c’hanno mandato er sosia.

Leiva 6: entra e fa un casino. Come Tosca D’Aquino ne “Il ciclone” quando imbocca nel ristorante do’ stavano a cena le ballerine de flamenco: “Buonasera a tutti, ciprioti e non!”

Murgia 6: nun fa progressi dal 2016. Je se dev’esse bloccato l’ormone della crescita.

Lulic 8: dai su, ma voi veramente pensavate che er poro Senad riuscisse a fare “tutto bene” in un’azione sola. Lulic gioca uno sport a sé: quello in cui l’assist arriva dopo uno stop sbagliato o quando sta in una zona del campo dove nun dovrebbe sta’. Oppure segna, quando la vorrebbe passa’ e la passa quando vorrebbe tira’. Perché Senad Lulic è l’uomo del “vorrei ma non voglio”. E ieri, sinceramente, ha chiesto troppo alle sue capacità. Ma noi, a Senad, che in quella zolla del campo, c’ha regalato ben più ampie soddisfazioni, je volevo troppo bene. E chi lo critica, se merita de passa’ una vita come er Romatriste dopo er 26 maggio.

Luis Alberto 6,5: nell’azione del primo goal duetta con Caicedo manco fossero Wes e Dori Ghezzi.

Immobile 6: dopo un’estate passata a cercaje un vice, se ritrova improvvisamente a vive una notte da vice-Caicedo. E la teoria della relatività de Einstein assume tutto un altro significato.

Caicedo 8: signore e signori, the Man of the Match. È Apollo Creed prima di incontrare Rocky Balboa. Michael Jordan contro i Phoenix Suns nelle NBA Finals del 1993. Martin Luther King durante il comizio al Lincoln Memorial. La Pantera Nera se piazza al centro dell’attacco e prima manda in porta Luis Alberto con un colpo di tacco magistrale. Poi dopo una partita de sponde e sportellate, si procura il rigore che chiude il match. Se facesse pure i goal, sarebbe perfetto. Ma nun je se po’ chiede tutto.

Inzaghi 6,5: l’ampio turnover lo ripaga nei tre punti ma non nella prestazione. La Lazio appare una squadra volutamente diversa da quella dello scorso anno. E nella quale i big ancora devono prendersi la scena. Ma intanto contava vincere. Ed è stato fatto. E questo, al netto del bel gioco, è la sola cosa che conta.

AVANTI LAZIO

EMPOLI-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 7,5: ce so’ parate e PARATE. Quella ar 94esimo su Caputo, rientra nella seconda categoria. Sul tiro a botta sicura dell’attaccante toscano, mancò Fortuna (Wallace) ma non il valore.

Wallace 6: quando Inzaghi lo redarguisce gridandogli “Acquah non lo contieni mai!”, er poro Fortuna je risponde piccato che “Aho, ah Mister, e mica faccio l’idraulico!”. Nel finale, aggiunge un pizzico de brio al match dimenticandose Caputo e costringendo Strakosha al miracolo decisivo.

Acerbi 6,5: la solita diga che mette ‘na pezza un po’ qua e un po’ là. Quando Wallace s’addormenta, lui serafico lo riprende in modo elegantissimo e per niente irritato: “Orsù, Fortuna, non puoi concederti codeste amnesie quando manca un sol battito d’ali al fischio finale.”

Radu 6: come certi colletti de certe camicie, se stira dopo cinquanta minuti.

Caceres 6: viene buttato nella mischia mentre stava tutto concentrato in panchina a modifica’ la patch pe’ Pro Evolution Soccer.

Marusic 6: quando a venti secondi dalla fine s’è magnato er goal del 2-0, nun c’è stato un Laziale, uno de quelli come me che è ancora traumatizzato dal goal subito al novantesimo da Gilardino a Firenze (dopo un assedio in dieci, gli errori/orrori de Zarate e Pandev e la solita quaja de Muslera), che nun ha pensato sul contropiede avversario “Eccallà!”. E invece er buon Adam deve ringrazia’ Strakosha se le gomme der Suv, domani, le troverà ancora gonfie.

Lulic 7: nel pre partita, sente parla’ de Andreazzoli, de Orsato, de calcio d’inizio alle 18 e pe’ Senad da Mostar è subito 26 maggio. E ovviamente, ora come allora, nun poteva nun esse decisivo. Stavolta non con un gol però ma con un assist dei suoi. Che arriva sui piedi de Parolo dopo ‘na serie de carambole degne del “rinterzo ad effetto con birillo centrale” usato dal Rag. Fantozzi nella mitica partita a biliardo contro l’On. Cav. Conte Diego Catellani.

Leiva 7,5: in mezzo ar campo detta legge come Tony Manero er sabato sera.

Parolo 6,5: la palla de Lulic è talmente avvelenata che te costringe a segna’ pure se tu sei lì de passaggio. E te stavi solo a fa’ i cazzi tua parlando der più e der meno coi difensori dell’Empoli.

Milinkovic-Savic 6: attraversa un momento no, ma c’è da capillo. Er lunedì vola a Madrid a stucca’ le pareti della casa appena comprata. Er martedì sta a Manchester a fasse ‘na birra co’ Paul Scholes che je spiega tutti i segreti dell’Old Trafford. Er mercoledì sta a Torino a fa’ er tagliando alla Fiat che j’ha regalato Elkann. Er giovedì sta a Milano a fasse un aperitivo a base de soppressata insieme a Gattuso. Er venerdì sta a Londra a fa’ ‘na gara de palleggi co’ Jorginho. E finalmente er sabato scende a Roma pe’ fa’ la rifinitura. Poi uno dice che è poco lucido.

Durmisi 6: quando fa er coatto co’ Orsato sembra er “cagliaritano Piddu” che fa a botte coi militari americani in quel capolavoro neorealistico che è “Bomber”.

Luis Alberto 6: ancora in rodaggio come quando, vent’anni fa, te compravi er Boosterino e te dovevi fa’ i primi 300 km a 40 all’ora. In pratica, facevi prima a fattela a piedi.

Correa 6: “il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette, speramo solo nun c’è farà rimpiange Felipe co’ la maglia numero setteeeeeeeeee!”

Immobile 6: c’ha le polveri bagnate come quando ar poro Corona je se versa er bicchiere der whisky sur tavolino appena acchittato.

Inzaghi 6,5: dopo la seconda vittoria consecutiva per uno a zero, Simone è entrato nello spogliatoio, ha controllato che non ci fosse nessuno e poi, stanco ma felice per i tre punti e per la prestazione tignosa dei suoi, si è tolto la maschera. A quel punto è sbucato alle sue spalle Manzini che con un bicchiere di Grappa Nonino in mano, lo ha riconosciuto e gli ha ridato il benvenuto come si fa con un vecchio amico che non si vede da tanto tempo: “Bentornato a Roma, Edi!”

Andreazzoli 8: la leggenda narra che fosse presente insieme ad uno sparuto manipolo di Eagles Supporters nelle mitiche trasferte di Catanzaro e Cava dei Tirreni. La realtà lo vuole intestatario di un’inutile finta del poro Rodrigo Taddei in un Olympiakos-Roma de qualche anno fa e soprattutto co-artefice insieme a Senad Lulic del più grande trionfo del Calcio Capitolino. Aurelio Andreazzoli, nato a Roma, in Piazza della Libertà il 9 gennaio del 1900. Che quella domenica de maggio fece un passo indietro pe’ permette ai giocatori della Lazio de esulta’ nel migliore dei modi. Laziale Vero.

AVANTI LAZIO

LAZIO-FROSINONE: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6: talmente inoperoso che passa tutta la partita a spizzasse su Instagram le infinite storie de Fedez e della Ferragni.

Wallace 6: c’è da capillo, Fortuna. Perché trovasse de fronte quelli del Frosinone dopo che hai annullato CR7, è come pranza’ da Cracco e poi anda’ a prende er caffè al McDonald’s. E lui torna a esse er Wallace che tutti amiamo, alternando cose discrete a qualche Cassata delle sue.

Acerbi 7,5: al centro della difesa avremmo pure perso in eleganza ma abbiamo acquistato in leadership e tigna. Sbroglia situazioni delicate con la nonchalance dei migliori e va pure vicino al goal. Perché Francesco Acerbi non è un difensore normale: è Stefan de Vrij che incontra Chuck Norris.

Radu 7: a sinistra, insieme a Lulic, je riesce tutto. Con una forma così, sarebbe in grado de riporta’ ar governo pure er PD.

Marusic 6: impacciato come Alvaro Vitali di fronte alla Fenech nuda.

Lulic 8: con Luis Alberto che sta a accompagna’ i figli a scuola a Siviglia e Milinkovic indeciso se prende un attico a Torino, un monolocale a Milanello, una villa a Manchester o un seminterrato a Madrid, è lui il vero trequartista della Lazio. Parte dalla fascia e fa tutto: il terzino, l’ala, il regista e l’assist man. Più importante lui, del social media manager della Ferragni sabato sera. E ho detto tutto.

Leiva 6: efficace come l’Autan contro le zanzare, nelle sere d’agosto.

Parolo 6: prende il palo di testa a botta sicura e fa un paio de recuperi a centrocampo su Chibsah, co’ ‘na grinta e un veleno che pare uno appena iscritto ar Ku Kux Klan. Oppure un parente stretto de Salvini.

Milinkovic-Savic 6: l’uomo più desiderato dell’estate è ancora in rodaggio e alterna cose deliziose a errori madornali. Se narra che quando la Ferragni ha scelto la data delle nozze, ha chiamato Fedez e j’ha detto: “Amo’, anziché ad agosto, famo che se sposamo er primo weekend dopo la fine del calciomercato. Perché co’ sta storia della cessione de Milinkovic, sui giornali nun ce se inculerebbe nessuno”.

Luis Alberto 6: nel primo tempo è fuori luogo come Turone in un gruppo FB dedicato ai goal regolari. Nel secondo se ricorda dei piedi e soprattutto del numero che porta sulle spalle e regala alla Lazio i primi tre punti della stagione. Mezzo voto in meno pe’ ave’ rinunciato ar paja e fieno in testa.

Immobile 6: certi errori da Ciro nun te l’aspetti. Ma è pure vero che da Lulic, i compagni nun s’aspettano mai la giocata più lineare. Pe’ sta volta, Ciru’, te perdonamo.

Murgia sv: dà er cambio a Milinkovic che doveva anda’ a firma’ er rogito pe’ le quattro case comprate st’estate.

Badelj sv: entra solo perché così i romanisti davanti alla tv sentono per l’ennesima volta la parola “Milan” nel giro de un paio de giorni. E, ancora sotto shock per la doppietta de Defrel, se rimettono a piagne.

Caicedo sv: sull’onda del successo di “The Ferragnez”, insieme a Fortuna Wallace, er poro Felipe ha dato vita a “The Wallaicedo”, er gruppo dove pote’ insulta’ a buffo tutti i giocatori della Lazio.

Inzaghi 6,5: la Lazio di quest’anno pare meno sbilanciata in avanti e alla ricerca costante di un equilibrio tra i reparti che, sono sicuro, arriverà. Ieri, contavano solo i tre punti. E tre punti sono arrivati. In un campionato dove la figura di merda è dietro l’angolo pe’ tutte (Juve a parte), la Lazio, che ha avuto il solo torto di giocare le prime due partite contro le più forti del campionato, come al solito dirà la sua. E i Laziali, quelli veri, non hanno mai smesso di crederci.

AVANTI LAZIO

AVANTI LAZIALI

21 GIUGNO 1987: SOLSTIZIO BIANCOCELESTE

Fiorini

È il 21 giugno del 1987, l’estate a Roma è esplosa in tutto il suo fragore e lo Stadio Olimpico è pieno in ogni ordine di posto. Ma chi è lì, quel giorno, non sta sperando di alzare al cielo la Coppa dei Campioni. No. Perché quel giorno, a Roma, sta andando in scena un vero e proprio dramma sportivo. Il cronometro del signor D’Elia di Salerno segna l’ottantaduesimo. Mancano otto minuti alla fine di Lazio Vicenza e i biancocelesti allenati da Eugenio Fascetti sono matematicamente retrocessi in serie C quando Antonio Elia Acerbis, soprannominato “Il muto” per la sua idiosincrasia a rilasciare interviste, dalla fascia sinistra, scodella un pallone in area di rigore vicentina…

Quando il 5 agosto del 1986, la CAF ribalta la sentenza di retrocessione della Lazio per lo scandalo calcioscommesse in serie C1 e la trasforma in una penalizzazione di 9 punti da scontare nella serie cadetta, sono in molti, laziali compresi, a pensare che quella sentenza posticipi soltanto di un anno una retrocessione inevitabile. Soprattutto nell’era dei due punti a vittoria.

E quando Eugenio Fascetti, neo allenatore biancoceleste, si ritrova al centro del campo di allenamento di Gubbio, sede del ritiro estivo, per cercare di compattare un gruppo che rischia di sciogliersi prima di iniziare, ancora non lo sa che, le parole pronunciate quel pomeriggio, diventeranno l’incipit di una della pagine più memorabili della Storia del Calcio Italiano: “Chi vuole resti. Chi non se la sente può andar via subito. Ma chi resta combatte fino alla fine.

Restarono tutti. Anche chi aveva le valigie già pronte per tornare a Roma.

…sul cross di Acerbis si avventa Angelo Adamo Gregucci, stopper roccioso con la faccia da bravo ragazzo, uno di quelli che a scuola, quando il ripetente di turno ti voleva rubare la merenda, arrivava sempre a difenderti e poi ti dava una pacca sulla spalla. L’Angelo biancoceleste, quel pomeriggio di giugno, si trova nell’area di rigore avversaria, in modo inversamente proporzionale al proprio ruolo, nel disperato tentativo di infrangere il muro alzato da Ennio Dal Bianco, ultimo baluardo vicentino, che quel pomeriggio arriva ovunque. Ovunque possano crollare le speranze laziali. Ma Angelo Adamo Gregucci viene anticipato e la palla finisce al limite dell’area di rigore, sui piedi del vicentino Lucchetti…

Recuperare nove punti di penalizzazione è difficile e iniziare bene il Campionato di Serie B, una palude sportiva dove è facile passare dal trionfo alla tragedia in un attimo, è fondamentale, ma la Lazio non riesce nell’impresa e la partenza è troppo soft, per non dire drammatica. Pareggio a Parma e sconfitta in casa con il Messina a undici minuti dalla fine. La prima vittoria arriva soltanto alla quarta giornata contro il Bologna, grazie a un 2 a 1 firmato da Magncavallo e Mandelli. Dopo otto partite, finalmente, il segno “meno” viene tolto dalla classifica e tutto appare più normale. Si comincia a parlare la stessa lingua delle altre squadre ma otto partite di ritardo sono tante. Anche se la squadra, che presenta un buon mix di giocatori esperti come Terraneo, Fiorini e Mimmo Caso e giovani promettenti come Gabriele Pin, Mandelli e Gregucci, ha tutto per centrare l’impresa.

…Lucchetti, al limite dell’area, svirgola il pallone e anziché spedirlo dall’altra parte del campo, lo consegna sui piedi di Esposito. La palla quel pomeriggio è infuocata come il Sole romano e pesa tanto quanto il respiro all’unisono dei 62000 dell’Olimpico. Esposito stoppa il pallone e potrebbe provare il tiro. Ma non lo fa. Allora guarda a destra e vede Gabriele Podavini, terzino destro dai piedi buoni e dai polmoni inesauribili, uno nato a Brescia ma Laziale dentro, dopo cinque anni di militanza con l’Aquila sul petto e nel cuore. Gabriele Podavini non ha paura di provare il tiro della disperazione. L’ennesimo. Perché ogni pallone calciato negli ultimi dieci minuti di una partita così è un pallone disperato. Calciato con il nodo in gola e con il fiato sospeso. E allora il “Poda” chiude gli occhi, carica il destro e prova il tiro della vita. Quello che può cambiare il Destino della sua squadra del cuore….

La Lazio di Mister Fascetti, sospinta da un pubblico incredibile che fa registrare una media di 35/40000 spettatori a partita, prende il ritmo giusto e viaggia a gonfie vele. La rabbia dei tifosi sugli spalti alimenta gli animi dei giocatori in campo in un unisono sportivo che lascia presagire traguardi molto più elevati che una semplice salvezza. Lo zenit della stagione laziale arriva alla ventottesima giornata, dopo la vittoria con il Cesena in casa, grazie a un goal del bomber Giuliano Fiorini, uno che ha attraversato, sorridendo e facendo a sportellate, le aree di rigore di tutte le categorie calcistiche. La Lazio, a dieci giornate dalla fine, è tredicesima con venticinque punti, ma se gli vengono sommati i nove di penalizzazione recuperati, i punti diventano trentaquattro. Gli stessi della Cremonese prima in classifica. Tenere a bada gli entusiasmi in una piazza carica di rabbia e d’amore come Roma è molto difficile. Eugenio Fascetti intuisce che il pericolo della facile esaltazione è dietro l’angolo e dichiara che “non siamo ancora salvi”. Il mister toscano conosce la serie B. E non si fida. Ma l’entusiasmo è difficile da frenare.

…Podavini vede partire il tiro e non crede ai suoi occhi. Proprio lui che ha calciato quel rigore pazzesco a Campobasso sotto l’incrocio dei pali a quattro minuti dalla fine, quando nessuno dei suoi compagni aveva il coraggio di andare sul dischetto. Lui che da quel giorno è diventato il rigorista della squadra. Lui, a cui il compagno meno esperto ha affidato le speranze di una svolta, lascia partire un tiro sbilenco, lento, che non arriva nemmeno in porta. Ma che finisce sui piedi di Giuliano Fiorini, che si è accampato in area di rigore, nell’attesa del pallone giusto…

Dopo la vittoria con il Cesena, i timori di Fascetti si avverano e la Lazio precipita in una crisi di risultati drammatica: infila tre pareggi consecutivi con Modena, Taranto e Sanbenedettese poi perde a Trieste e soprattutto in casa contro l’Arezzo a cinque minuti dalla fine. I due punti tornano grazie al successo sul Cagliari ma la sconfitta a Genova, il pareggio a reti inviolate in casa con il Lecce e, soprattutto, il crollo a Pisa per tre a zero alla penultima giornata, sbattono la Lazio sull’orlo del precipizio. Quel punto esatto in cui il confine tra il dramma e il sollievo, tra la disperazione e la speranza diventa labile. All’ultima giornata, la Lazio ha trentuno punti ed è penultima insieme al Taranto. Il Cagliari, con ventisei punti, è matematicamente retrocesso. Un punto sopra i Laziali e i pugliesi ci sono il Catania e il Vicenza, che, la domenica successiva, scende a Roma in un match da dentro o fuori. Da vita o morte. Alla Lazio serve una vittoria per continuare a sperare. Per continuare a vivere. Trentasette partite non sono servite a nulla. Ne servirà una trentottesima, e forse non basterà nemmeno quella, per scrivere il finale di un campionato drammatico.

…Giuliano Fiorini è con le spalle alla porta, appoggiato con il corpo al numero cinque Bertozzi, quando riceve sul destro il tiro infelice di Podavini…

Quella domenica, all’Olimpico non entra uno spillo, 62000 spettatori sono quelli ufficiali. Ma probabilmente sono molti di più. La Curva Nord, all’ultimo atto di una stagione al cardiopalma, espone uno striscione che è un grido di amore e di battaglia allo stesso tempo: “Noi con la Voce…Voi con il Cuore!”
Per sopravvivere serviranno entrambi, per novanta interminabili minuti.

…Giuliano Fiorini arpiona il pallone con il piede destro ma non lo stoppa. No. Giuliano Fiorini sa come si fa in quei casi. Il piede destro invita il pallone a passargli sotto le gambe. Un auto tunnel voluto che manda fuori tempo Bertozzi. Giuliano Fiorini si gira su stesso facendo perno proprio sul suo marcatore e si trova lì. A pochi metri dall’invalicabile Dal Bianco…

Al Vicenza basta un punto per salvarsi. E il catenaccio di quel pomeriggio, unito ai miracoli del suo portiere, eroe per un giorno, i tifosi della Lazio se lo ricorderanno bene. Per sempre. Lo Stadio è un inferno. I minuti passano e il fortino eretto dagli uomini guidati da Magni resiste. E resiste anche quando D’Elia espelle al sessantasettesimo il biancorosso Montani per doppia ammonizione. La Lazio è un toro ferito. Furiosa e poco razionale. Butta il cuore oltre l’ostacolo sospinta dai suoi tifosi che, minuto dopo minuto, vedono lo spettro della Serie C sempre più vicino. Sempre più grande. Il Campobasso pareggia a Messina, il Taranto vince con il Genoa. Alla Lazio serve una vittoria per arrivare a giocarsi la salvezza in uno spareggio a tre. Ma Lazio e Vicenza sono sullo zero a zero. La Lazio è in serie C e il Vicenza andrà allo spareggio. Fino all’ottantaduesimo. Quando Antonio Elia Acerbis, dalla sinistra, crossa un pallone in area di rigore. Angelo Adamo Gregucci salta di testa ma viene anticipato. Al limite dell’area, Lucchetti svirgola il pallone e lo consegna a Esposito che lo controlla e lo allarga a Gabriele Podavini. Il terzino di Brescia lascia partire un tiro sbilenco che finisce però sui piedi del numero undici biancoceleste, Giuliano Fiorini. Spalle alla porta, Fiorini controlla a seguire il pallone, si gira su se stesso e…

…c’è poco tempo per pensare in quei momenti. Giuliano Fiorini ha il pallone davanti a sé. Bertozzi si è girato su se stesso e sta per intervenire. Dal Bianco è pronto a coprirgli lo specchio. È una morra cinese calcistica dove vince chi ha più fame. Dove esulta chi ci mette il cuore. E il cuore di Giuliano Fiorini scende per un secondo dal petto e finisce nello scarpino destro. Solo per un istante. Quello più importante. Quello che cambia per sempre la storia di un giocatore, di un club e di un Popolo. Giuliano Fiorini si allunga in una spaccata sgraziata e decisiva. Anticipa Bertozzi e con la punta del piede destro colpisce il pallone che si insacca nell’angolino alla destra di Dal Bianco….

Subito dopo è solo catarsi. Lo Stadio Olimpico esplode in un boato innaturale. C’è chi sostiene che abbia sentito lo Stadio tremare, in quel momento.

…Giuliano Fiorini sorride, scavalca i cartelloni pubblicitari, evitando un fotografo davanti a sé e vola sotto la Nord, a raccoglierne l’abbraccio. A farsi ringraziare. Giuliano Fiorini viene sommerso dagli abbracci dei compagni. E’ stremato. Quando sta per tornare in campo, ha un sussulto. Si libera allora dalla morsa dei compagni, si rigira ancora verso la Nord, ed esulta di nuovo. Stavolta in modo rabbioso, con il pugno. È un’esultanza diversa, stavolta. Consapevole del gesto appena compiuto. È un gesto che sembra dire “Ce l’abbiamo fatta! Tutti insieme! Noi con voi!!

Il suo rientro in campo, abbracciato ad Acerbis, è lento. Lentissimo. Giuliano Fiorini guarda la Tribuna Monte Mario ed esulta con il braccio al cielo. Poi rientra sul prato verde. Felice, solitario e final. Indica la panchina dove sono i suoi compagni e il Mister Fascetti ed esulta anche in direzione loro. Con loro.

Mancano otto minuti ma la partita è mentalmente finita. Lo sanno tutti. La Lazio si andrà a giocare gli spareggi sul campo neutro del San Paolo di Napoli con Taranto e Campobasso.
Ma questa è un’altra storia.

…questa che avete appena letto invece è la storia di Giuliano Fiorini, la storia di una stagione pazzesca e la storia del goal che salvò la Lazio.