ATALANTA-LAZIO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6,5: reattivo e sicuro tra i pali. Efficace anche in presa bassa. Però, all’ennesimo rinvio sbajato, Acerbi se lo guarda e je fa: “Ah regazzi’, mo’ t’o buco quer pallone!”.

Luiz Felipe 7: concentrato e sul pezzo come Valentina Nappi quando prende il Fake Taxi.

Acerbi 7: con l’Atalanta ha un conto in sospeso dalla partita dell’andata, quando il VAR je tolse un goal per una questione di millimetri, dopo cinque minuti di consultazioni. Stavolta je tocca Zapata e lui, come già fatto con Icardi e Piatek, se lo lega agli scarpini e lo porta a fa’ il tour dello Stadio Olimpico senza faje tocca’ ‘na palla.

Bastos 6: nun ve lasciate inganna’ dalle immagini. Quello non è mai rigore. Semplicemente perché quello non era il braccio…

Radu 6,5: entra a freddo mentre stava a scambia’ i doppioni delle figurine Panini co’ Manzini e comincia a fa’ ciò che ogni difensore del mondo che meriti ‘sta qualifica dovrebbe fare: legnare Ilicic come se non ci fosse un domani.

Marusic 6,5: Inzaghi je dice de dedicasse a Castagne e lui, complice er clima invernale, se piazza all’angolo tra via Condotti e Piazza di Spagna a vende i cartocci a 6 euro.

Lulic 71: Inzaghi je dice de guarda’ Hateboer e lui passa tutta la partita a fissallo nell’occhi. Dimenticandose però de scende sulla fascia. Alza al cielo la Coppa Italia che dal 2013 dovrebbe portare il suo nome. Quasi quasi lancio ‘na petizione su Change.org.

Parolo 7: due anni fa, era arrivato alla finale in condizione fisiche pietose. Stavolta, il turnover ce lo consegna fresco e pronto per la battaglia. Peccato l’età sia impietosa. Perché uno come Marco Parolo serve sempre. Perché uno come Marco Parolo sa sempre quello che deve fare. E lo fa sempre nel modo migliore. Faccia pulita e buone maniere. Marco Parolo, Laziale d’adozione. Laziale vero.

Leiva 8: un gigante. Sradica palloni. Detta i tempi. Randella quando c’è da usare le maniera forti. E pennella il calcio d’angolo decisivo. Lucas Leiva sta a ‘sta squadra come Ennio Morricone sta ai film di Sergio Leone. Imprescindibile e abbellente.

Luis Alberto 7: co’ Correa se intende a meraviglia manco fossero Al Bano e Romina sul palco de Sanremo mentre cantano “Felicità”. Esce incitando i compagni a crederci fino alla fine.

Milinkovic-Savic 8: sfrontato e spavaldo come Tony Manero il sabato sera. Entra a partita in corso e cambia la storia del match con la specialità della casa. Il goal del Sergente sarà per i bergamaschi un incubo ricorrente per molti anni: un po’ come er furto del pupazzetto de Zorro pe’ Salvini.

Correa 8: il goal che chiude la partita è di una bellezza disarmante. Astuzia, classe, velocità e lucidità. C’è tutto. E pure qualcosa di più: il fiato sospeso di un popolo intero che passa da stupore a delirio in un crescendo rossiniano che rimarrà scolpito in eterno.

Immobile 6: ‘sto periodo è lucido come Andrea Diprè dopo un festino co’ Sara Tommasi.

Caicedo 7: nessuno c’avrà fatto caso, ma sul go’ de Correa fa ‘na cosa tipo rugby: un calcione alla cazzo de cane che lancia er Tucu verso la gloria.

Inzaghi 8: l’ha vinta lui. Con Marusic titolare. Bastos tolto mezz’ora. E i cambi del Sergente e Caicedo. L’ha vinta lui. E quando certi tifosi cominceranno a pensare che il proprio giardino non ha nulla da invidiare ad altri più celebrati non sarà mai troppo tardi. Tra un Inzaghi e un Gasperini, mi prendo sempre il primo. E spero che rimanga alla Lazio ancora per molto. E se così non sarà, non finirò mai di ringraziarlo per avermi mostrato una delle squadre più Laziali di sempre. Grazie Mister. Ti voglio bene.

Gasperini 8: il più serio candidato alla panchina della roma ha già cominciato a studiare la storia della sua futura squadra per non presentarsi a Trigoria impreparato. Il problema è che ha iniziato con il capitolo sbagliato. Quello della Coppa in Faccia. Tanti auguri Mister. E cento di queste serate.

La Settima 7: un numero che ritorna spesso nella storia della città. Sette sono i colli. Sette sono i goal che la roma ogni tanto decide di regalarsi e regalarci. Sette sono le Coppe Italia vinte dalla Lazio. Poi uno dice che sette pijo per il culo, caro romanista, nun c’ho ragione.

Buone vacanze a tutti, amici miei. Le pagelle, per quest’anno, finiscono qui. Nel migliore dei modi possibili.

AVANTI LAZIO

LAZIO-SPAL: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6: su Antenucci è reattivo come la Blasi quando fa la morale a Corona. Poi la Spal diventa pericolosa come la Roma a Manchester l’anno der 7 a 1 e lui prende solo tanta acqua.

Wallace 6,5: pure quando gioca bene come oggi, te dà sempre l’idea de esse quello che, quando da piccolo facevi le squadre a “bim bum bam le giù”, scejevi pe’ ultimo e lo mettevi in porta.

Acerbi 6: sur go’ della Spal appare spaesato e fuori luogo come Toninelli quando parla der tunnel der Brennero. Poi se riprende al punto de guida’ un contropiede con la stessa pesante leggiadria de Berardino Capocchiano in un Lazio-Sampdoria de tanti, ma tanti, anni fa.

Radu 6,5: che er Dio del Calcio ce lo conservi così fino al 2021.

Patric 7: sulla fascia destra, è arrembante come quando sei invitato a un matrimonio e te danno er via libera ar buffet.

Milinkovic-Savic 6: ATTENZIONE! ANNUNCIO IMPORTANTE: a inizio giugno è uscito dalla sua casa all’Olgiata per recarsi ai Mondiali in Russia e non ha più fatto ritorno a casa. È alto 1,92 cm, indossa la maglia 21 e sa abbinare, in modo unico, tecnica e potenza. Se doveste avere notizie che possono aiutare a ritrovarlo, telefonare a Claudio e Igli, ore pasti.

Berisha 6: entra quando la partita c’ha meno spunti della trentaduesima serie de “Beatiful”.

Cataldi 7: manda’ in giro i giovani in prestito, serve. Prendono pizze dalla vita e se tolgono de dosso un po’ de quella presunzione de chi se la sente calla, pur non avendo dimostrato niente. Danilo Cataldi è tornato a casa dopo un anno e mezzo e appare un giocatore diverso. Il tempo ci darà conferma. Nel mentre, oggi, gli battiamo le mani. Perché i Laziali sanno quando è il momento giusto per farlo.

Parolo 7: cerca er go’ e lo trova con la stessa tignosa ostinazione de quello che vole scopa’ e se fa sette profili su Badoo.

Lulic 6,5: sur go’ della Spal, Lazzari je se ne va come er vespino a Fantozzi quando je fregano la pensione sur pianerottolo de casa. Mezzo voto in più per la giacca data al bambino che era con lui durante l’ingresso in campo.

Lukaku 6: quando entra in campo Dickmann, sentendosi chiamato in causa, j’esce fori er rimastino anni ‘90 che è in lui e comincia a canta’: “Don’t want no short dick man”.

Caicedo 6,5: il partner ideale di Immobile. Nell’azione del raddoppio, fa talmente tanto a sportellate che, al momento della sostituzione, più che tra gli applausi dei propri tifosi, esce firmando i CID dei difensori avversari.

Correa 6,5: c’ha un gioco de gambe che ogni volta che fa ‘na finta, mezza Tribuna Tevere va pe’ terra.

Immobile 8: una sentenza. Sur primo go’, un capolavoro di coordinazione, se appizza sur secondo palo e fa er vago come quello che te passa davanti ar bar mentre tu stai da tre ore co’ lo scontrino in mano e cerchi de fatte nota’ dar barista che nun te vede manco fossi er Var contro la Lazio, l’anno scorso. Ner secondo, lo scambio co’ Caicedo è perfetto come un duetto tra Wess e Dori Ghezzi.

Inzaghi 7: la Spal era un avversario ostico. L’anno scorso aveva strappato un pareggio a reti inviolate e quest’anno, proprio all’Olimpico, aveva fatto bottino pieno contro la quarta squadra più forte d’Europa (nonché Campione d’Europa morale). Ma Simone la vince facendo quello che gli riesce meglio: le cose semplici. Mentre il suo dirimpettaio, Semplici, non riesce a fare le cose Inzaghi.

AVANTI LAZIO

SS LAZIO 2017/18: IL PAGELLONE FINALE

Strakosha: la sua stagione è perfettamente incastrata tra il rigore parato a Dybala, i miracoli con l’Atalanta e le incertezze in alcuni momenti clou. Molto reattivo tra i pali peccato però che l’ultima volta che è uscito, c’aveva sedici anni ed era annato a un pub de Tirana co’ Berisha e Lorik Cana. RIMANDATO IN INIZIATIVA.

Vargic: credibile come er curriculum de Giuseppe Conte. BOCCIATO.

Guerrieri: je volevano dedica’ un servizio a “Chi l’ha visto?” ma pare nun esistano foto sue. RIMANDATO IN VISIBILITÀ.

Bastos: l’unico giocatore al mondo capace di passa’ dalla modalità Thuram a quella Diakite nel giro de pochi secondi. Il suo punto de forza è che almeno segna in maniera direttamente proporzionale ai goal che ce fa pija’. RIMANDATO IN COSTANZA E CONCENTRAZIONE.

Wallace: elegante come er pinocchietto d’estate. Efficace come la mano sudata quando te presenti a un colloquio de lavoro. Ma ha fatto anche delle cose buone. RIMANDATO IN ESTETICA E AFFIDABILITÀ.

De Vrij: difende, segna e gioca co’ continuità. Peccato pe’ ‘sto finale de stagione che fa molto Salvini pre-governo. A Roma, dice a Di Maio de sta tranquillo che va tutto bene mentre a Milano prepara l’alleanza co’ Berlusconi per le prossime elezioni. RIMANDATO A MILANO.

Caceres: arrivato a gennaio nella Capitale. Da ottobre in poi nasceranno tanti nuovi aquilotti che parleranno spagnolo. RIMANDATO IN MONOGAMIA.

LuizFelipe: se diploma a Salerno con il minimo dei voti ma è a Roma che trova la giusta dimensione. Tanta personalità e senso dell’anticipo e qualche, inevitabile, peccato de gioventù tipo quando te inculavi i pacchetti de Brooklyn alla Standa. PROMOSSO.

Radu: la sua miglior stagione da quando è alla Lazio. Appare ringiovanito de dieci anni come le donne che se tolgono le rughe co’ le applicazioni dell’IPhone. PROMOSSO.

Patric: nun se po’ nun voleje bene. RIMANDATO IN TECNICA DE BASE.

Basta: er poro Dusan comincia ad accusa’ un po’ troppo i segni dell’età che avanza. Un po’ come tu nonna quando a tombola je devi ripete all’orecchio i numeri estratti da chi tiene er tabellone. RIMANDATO A DIECI ANNI PRIMA.

Marusic: costante come le dichiarazioni de Di Maio nei confronti de Mattarella. RIMANDATO IN CORAGGIO.

Lukaku: spesso devastante a partita iniziata, vedi in Supercoppa, quando gioca titolare, entra in partita con la stessa rapidità con cui Di Maio e Salvini trovano un punto d’incontro per il Governo. RIMANDATO IN PROATTIVITÀ.

Lulic: Capitano, mio Capitano. L’unico giocatore imprevedibile per gli avversari e per i compagni de squadra. Solca il campo senza senso apparente ma fa sempre la cosa giusta pur non sapendo di volerla fare. L’unico uomo al mondo che, se lo schermo dell’iPhone je se mette in modalità orizzontale, nun deve inclina’ la testa pe’ legge bene. PROMOSSO.

Leiva: è come quando vai sempre al solito ristorante sulla Cassia e prendi sempre la specialità argentina della casa. Poi un giorno, all’improvviso, lo chef albanese cambia er menù e te propone un piatto brasiliano, che ha scoperto in un vecchio pub de Liverpool. Tu prima storci la bocca. Poi però dopo le prime due forchettate, nun ne poi fa’ più a meno. E cominci a ordina’ solo quello. Pe’ tutto l’anno. PROMOSSO.

Parolo: è quell’amico tuo silenzioso e con la faccia da bravo ragazzo che sta sempre in disparte ma quando nun esce er sabato sera, manca a tutta la comitiva. PROMOSSO.

Milinkovic-Savic: gioca una stagione con la stessa convinta strafottenza con cui Verdone mette er record al flipper in “Troppo Forte”. Talmente coatto che j’avrei voluto vede’ gioca’ ‘na partita con gli occhiali da sole. PROMOSSO.

Murgia: er go’ ad agosto in Supercoppa è come quando imbocchi in discoteca e, pronti via, rimedi subito er numero de telefono della guardarobiera. Il resto della stagione è quando entri in pista e scopri che sei finito in una serata over70. RIMANDATO IN PERSONALITÀ.

Di Gennaro: purtroppo per la Lazio, non ripete la stagione strepitosa che lo portò a vince lo Scudetto con il Verona di Bagnoli, Pietro Fanna e Nanu Galderisi. Dà il suo meglio come commento tecnico durante le telecronache di Mediaset. BOCCIATO.

LuisAlberto: illumina il gioco della Lazio con la stessa pratica essenzialità della torcia dell’IPhone quando cerchi le chiavi della macchina che te so’ cascate pe’ terra de notte. Confeziona capolavori in serie ispirato come Leopardi di fronte all’ermo colle. PROMOSSO.

Anderson: i capelli e la tecnica di Vincenzo D’Amico. La cattiveria dell’orso Yoghi. Frenato da un brutto infortunio a inizio stagione, se accende a intermittenza come le lucette del Presepe. RIMANDATO IN CONVINZIONE E TIGNA.

Nani: s’è venuto a diverti’. BOCCIATO.

Caicedo: evidentemente quando Iglone Tare l’ha comprato, s’è dimenticato de fa’ la più classica delle domande: “Sì, le sponde, er gioco de squadra, er fisico, le sportellate. Bello tutto. Ma fa anche i goal?” RIMANDATO IN CONCRETEZZA.

Immobile: capocannoniere in Italia e in Europa e basterebbe questo per definire la grandezza della sua annata. Segna con la stessa continuità con cui er Pupone sbaglia i congiuntivi e vive una stagione esaltante come er finale de “Bomber”. PROMOSSO.

Inzaghi: la sua Lazio vince er primo trofeo della stagione contro la Juve e gioca a testa alta sempre. Contro tutto e tutti. Avversari e arbitri. Forse, se avesse abbassato ogni tanto la testa e coperto un po’ più er culo, la stagione avrebbe avuto un finale diverso. Ma nun bisogna dimentica’ da dove semo partiti e quante emozioni abbiamo provato. È stato un anno intenso. Un anno da Laziali. E a ‘sta squadra e a ‘sto Mister je se po’ solo di’ “Grazie!” PROMOSSO.

AVANTI LAZIO.

AVANTI LAZIALI.

IN SPIAGGIA.

PS: quella appena finita è stata una stagione intensa e mi piace pensare che queste pagelle siano state il giusto contorno anche per sdrammatizzare un contesto in cui spesso riversiamo troppe aspettative. Vi ringrazio per gli attestati di stima e i complimenti che mi hanno sempre spinto a fare del mio meglio e a presentarle con la giusta puntualità. Credo fermamente che uno scrittore o chi pretende di essere tale debba sempre rispettare i propri lettori. Io non so se ci sono riuscito. Ma di sicuro, ce l’ho messa tutta.

Con affetto

Alessandro Aquilino

LAZIO-STEAUA BUCAREST: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6: la partita è talmente in discesa che Manzini pe’ nun fallo annoia’ je dà l’IPad come i genitori fanno co’ i fiji al ristorante. Ma proprio mentre sta a gioca’ co’ l’applicazione dei Teletubbies, la difesa fa un mezzo pasticcio e je manda il formidabile Gnegnegne tutto solo davanti alla porta per quel go’ della bandiera che dà un senso a tutte le Peroni bevute dai tifosi rumeni in trasferta.

Patric 6,5: spunta a sorpresa tra i titolari come certi parenti ai matrimoni che te chiedi chi l’ha invitati. E si regala una prestazione tutta cuore, grinta e bimbominkia.

De Vrij 6,5: separato in casa come certi mariti. Fa il suo dovere coniugale al meglio nonostante l’amante lo stia aspettando in un’altra città. E finché gioca così, se lo tenemo sotto ar tetto nostro e je famo pure un piatto de pasta. Poi a giugno, nemici per la pelle.

Caceres ng: simula un infortunio perché c’aveva ‘na punta a Ponte Milvio co’ la vincitrice der concorso “Una Ceres co’ Caceres”.

Bastos 7: sul goal che ribalta il risultato dell’andata si avventa di prepotenza dando vita al nuovo motto rumeno: “Bastos la piglia e amazza famiglia”.

Basta 6: scende sulla fascia co’ la stessa frequenza de uno che porta giù er cane co’ la dissenteria.

Lulic 6,5: il rientro sul destro con cross annesso sur secondo palo dovrebbe esse brevettato come er go’ de piattone a porta vota. Offre a Immobile la palla del vantaggio e lo trovi ovunque. A fa’ er centrale de centrocampo. Quello de difesa. La punta. Pare che Inzaghi, durante le riunioni tecniche, dopo ave’ spiegato i ruoli a tutti, se giri verso Senad e je dica: “E invece tu, Senad…tu…vabbè…fa un po’ come cazzo te pare!”

Parolo 6,5: “è fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i recuperi, i contrasti, le chiusure.” (W. Shakespeare, “La Tempesta”)

Leiva 7: dopo dieci anni de Liverpool sei pronto pe’ affronta’ tutto. Un po’ come dopo ave’ fatto er militare nella Legione Straniera. Figurate se a uno come Lucas, il brasi-nazi, je ponno fa paura undici scappati de casa come i giocatori dello Steaua.

Luis Alberto 7,5: ah Luis, t’avemo sgamato. A gioca’ co’ la colla sugli scarpini so’ boni tutti. Grazie ar cazzo che er pallone nun te lo tolgono mai.

Murgia 6: entra sotto al diluvio e prende subito ‘na pallonata in faccia. Mejo de così.

Anderson 10: la prova che gli alieni esistono. Hanno capelli improbabili e ogni tanto si deprimono. Ma quando sono felici, diventano devastanti e giocano a calcio in modo divino. Dopo “E.T telefono casa”, “F.A. dribbling assist”.

Immobile 10: uomo del Sud, uomo di parola. Aveva promesso al Mister avversario “ci vediamo a Roma” e così è stato. Tre goal. Una prestazione di tecnica, agonismo e cuore. L’attaccante più forte in Italia. Uno dei più decisivi in Europa.

Caicedo sv: entra e rosica perché è costretto a fasse la doccia ma s’è dimenticato ‘o shampoo a casa. E l’ha dovuto chiede a Luis Alberto che c’aveva solo quello “per capelli forti e biondi come non mai”.

Inzaghi 7,5: col cappellino e l’impermeabile sotto la pioggia a spingere i suoi ragazzi alla vittoria come solo i grandi condottieri sanno fare. Sul goal di Immobile le telecamere lo immolano mentre calcia in porta come se il pallone lo avesse lui. Il segreto è tutto qui. Nel cuore prima che negli schemi. Simone Inzaghi, Laziale fracico.

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LAZIO-HELLAS VERONA: LE MIE PAGELLE

Strakosha sv: il Verona è talmente pericoloso che a un certo punto, Thomas fa un cenno a Manzini e insieme s’acchittano ‘na partita a Fifa sfruttando er monitor der VAR stranamente inutilizzato.

Wallace 6: sempre in bilico tra la cosa giusta e la cazzata. In pratica, le partite de Fortuna so’ come la scatola de cioccolatini de Forrest Gump: “Nun sai mai quello che te capita”.

De Vrij 6,5: ner giorno in cui è ufficiale il tuo non rinnovo, me viene da ditte ‘na cosa sola, Stefan: “Ma ‘ndo le troverai altre pagelle così?”

Radu 7: so’ 300 e se comporta mejo de Leonida alle Termopili.

Marusic 6,5: sulla destra pare Giorgia Meloni. Spinge ‘na cifra ma fa un po’ de confusione.

Lukaku 6: chiamatelo Remu. Perché sbatte sempre contro Romulo.

Parolo 7: pe’ sostitui’ Leiva nel migliore dei modi, aveva pensato de fasse biondo e de fasse chiama’ Paroleiva. Poi però c’ha ripensato e s’è limitato a fa’ la solita partita generosa. E pure qualcosa de più.

Milinkovic-Savic 6,5: gioca distratto dar torneo de Fifa de Strakosha e Manzini. Sperando che Inzaghi lo sostituisca pe’ fasse almeno un paio de partite ma niente. Je tocca gioca’ (bene) tutti e novanta i minuti.

Lulic 7,5: un trattore che fa entrambi le fasi. Arizolla e concima. Insieme a Radu è l’anima di questa squadra. Instancabile come l’orsetto con le pile Duracell che dura de più de tutti l’artri orsetti. A tratti, commovente.

Luis Alberto 7: imbarazzante per quantità e qualità di palloni giocati. Er capello biondo in realtà nun esiste ma è soltanto l’icona che s’accende in testa come nei videogiochi pe’ evidenzia’ chi c’ha er pallone tra i piedi. Regala a Immobile la palla per il vantaggio e contribuisce ad aumenta’ er fatturato degli psicologi veronesi, mandando in analisi mezza squadra gialloblu.

Immobile 8: ner primo tempo la porta der Verona è più stregata della casa de Pozzetto e Gloria Guida. Ner secondo se sblocca come er marito co’ la moje dopo un lungo digiuno e regala una doppietta che fa felici tutti.

Luiz Felipe 7: più concentrato der Coccolino.

Murgia e Caicedo sv: entrano a giochi fatti.

Inzaghi 7: insiste con la squadra tipo rinunciando al turnover e ha ragione lui. Luis Alberto e Immobile lo ripagano con una prestazione di livello e riportano la Lazio in una posizione di prestigio.

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LAZIO-UDINESE: LE MIE PAGELLE

Strakosha 8: nel primo tempo se allunga su Barak come Reed Richards dei “Fantastici Quattro”. Nel secondo, visto che s’annoiava, se inventa l’autoparata: consegna volontariamente er pallone ai giocatori dell’Udinese pe’ compie un miracolo dei suoi e costringe tutti a metteje mezzo voto in più.

Wallace 6,5: se narra che Martin Caceres, Inzaghi lo usi come l’uomo nero pe’i ragazzini. “Guarda, che se me fai un’altra cazzata la prossima volta faccio gioca’ Caceres!”. Missione compiuta. Prestazione senza macchia per Fortuna. Sua e nostra.

De Vrij 7: maestoso come er cinema a San Giovanni.

Radu 7: nel primo tempo, se immola su Perica generando lo stesso fomento de quando Bud Spencer interveniva nelle risse pe’ dà ‘na mano a Terence Hill.

Basta 7: la sgroppata che se fa nel secondo tempo sotto la Tevere con dribbling a centrocampo e poi il tiro in porta è stata commovente e l’avemo tutti accompagnata con la colonna sonora de “Momenti di gloria”. Dusan Basta is the new Toninho Cerezo: “un gran professionista”.

Milinkovic-Savic 6,5: partecipa ai primi due goal ma rispetto alla straripante prestazione de domenica, se rilassa un po’. In pratica, come quando t’accendi ‘na sigaretta dopo ‘na gran trombata.

Leiva 7: se Napoleone avesse potuto schierarlo a Waterloo, probabilmente la storia mondiale sarebbe andata diversamente. Lucas Leiva è il generale che mancava a questa squadra. Il condottiero che sa sempre cosa fare. Lucas Leiva è come er culo dell’ortolano. Sta sempre dove casca er cetriolo.

Parolo 7: onora la fascia da capitano con una prestazione vecchio stampo. Sul goal del vantaggio distrae e costringe all’autogo’ Samir chiedendoje: “Ma senti un po’, secondo te, la figurina de Dzeko su quale album la devo attacca’? Quello italiano o quello inglese?”

Lukaku 7: quando parte palla al piede cominciano gli “ooohhh” di stupore e d’attesa come quando, al club privè, la spojarellista se stava pe’ leva’ er reggiseno. Chiude un paio de diagonali difensive con lo stesso tempismo con cui Berlusconi, sotto elezioni, promette de abbassa’ le tasse. Ma cicca in piena area di rigore un pallone facile facile solo perché s’era coordinato con la gamba fuori ordinanza.

Anderson 8: continua il periodo Battisti pe’ FeLucio e mi ritorna in mente bello come sei. Forse ancor di più. Nel secondo tempo straripa come er Tevere sotto Alemanno.

Nani 8: se Anderson è Battisti, lui a inizio secondo tempo diventa Mo’ Goal. Quando Felipe gli offre un assist strepitoso e gli porge un pallone che va solo spinto in rete, lui si trasforma nell’ottavo nano: “Segnalo”.

Lulic 7: entra per fare legna a centrocampo ma quando la partita ormai non ha più nulla da dire, ha una crisi d’identità, se crede de esse Lulic Alberto e manda in porta Anderson con un passaggio strepitoso.

Luis Alberto, Murgia sv: entrano solo pe’ dimostra’ che l’unica panchina corta è quella che sta al parco de Monte Mario.

Inzaghi 8: qualsiasi allenatore senza il proprio bomber andrebbe in crisi mistica. Lui invece che fa? Toje pure Luis Alberto e manda l’amico Oddo in analisi. Ha il merito di aver creato una squadra in cui tutti si sentono utili e parte integrante del progetto. Una media di quasi tre goal a partita e una capacità di trovare sempre il punto debole dell’avversario e il pertugio giusto per sbloccare il match.

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LAZIO-CHIEVO: LE MIE PAGELLE

Strakosha 6,5: quando serve c’è. Come er mejo amico tuo, alle due de notte, quando t’ha appena accannato la pischella.

Bastos 6: fori posizione sur go’ der Chievo come quando una t’aspetta nuda in camera da letto e tu imbocchi arrapato in salone. Dà sempre la sensazione che la cazzata sia dietro l’angolo. Ma quando tutto lo stadio sta co’ l’ennesimo “limortaccitua” sulla punta della lingua, piazza il goal che nun t’aspetti. E se prende pure lui un po’ d’applausi.

De Vrij 7: lui nun lo sa, ma è al centro di un esperimento scientifico: testare fino a quanti compagni de reparto pericolosi po’ riusci’ a sopporta’. Pare che nella prossima partita oltre a Bastos e Wallace, je verranno messi accanto pure Mauricio, Oscar Lopez e, se narra, anche er poro Bisevac.

Wallace 6: quando c’ha la palla tra i piedi lui, pare de esse tornati ai tempi delle uscite in presa alta de Valerio Fiori. Chi c’era, sa.

Marusic 7: un’ira de Dio come la i de “Attila” pronunciato da Diego Abatantuono.

Parolo 6,5: dopo er go’ del Chievo, guarda Strakosha e se fa dà subito er pallone come a di’: “Daje, sbrigate! Che a questi je dovemo rompe er culo!” Sur go’ der due a uno, stoppa la palla pe’ Milinkovic come quando giocavi sulla sabbia a Passoscuro e preparavi l’arzata pe’ l’amico tuo, quello più forte de tutti.

Leiva 8: monumentale come la statua dell’Ammiraglio Nelson a Trafalgar Square. Me lo immagino cacacazzi pure a casa quando la moje vole passa’ l’aspirapolvere e je dice “ah Lucas, ma te levi che stai sempre in mezzo!” Sul terzo goal, pesca il Sergente con la precisione e la classe di Juan Sebastian Veron. E meno male che nun era bono a fa’ er regista. Meno male.

Milinkovic-Savic 8: (da leggere con la voce di Piero Angela) oggi ci occuperemo di un elemento che sta portando scompiglio in serie A da un paio d’anni. Trattasi di Sergej Milinkovic-Savic, ribattezzato dagli esperti del settore “Il Sergente”. Costui è un essere vivente dotato di un fisico e di una tecnica di base superiori alla media che gli permettono giocate di qualità sopraffina. A rendere pericoloso e immarcabile il tutto, è quella sua consapevolezza mista a strafottenza che gli indigeni del luogo chiamano “coattaggine”. Nella partita disputata ieri, si esibisce in due suoi pezzi di repertorio: la “bomba da fuori” in occasione del primo goal e la “rovesciata spaziale” con cui sigla la doppietta. Pare che un altro elemento della razza dei Milinkovic-Savic giochi in porta e venga avvistato spesso dalle parti di Torino, anche se si narra che recentemente abbia fatto dei danni anche qui a Roma. Ma questa è un’altra storia (di Instagram). Per questa settimana è tutto, “Le pagelle di Piero Angela” vi danno appuntamento alla prossima puntata.

Lulic 6,5: fresco de compleanno, pareva brutto fasse fischia’ er rigore contro. Senad Lulic, l’uomo che sconfisse pure er Var.

Luis Alberto 6,5: stavolta la sblocca senza dove’ pe’ forza fa’ er go’ der secolo. Quando esce Immobile se sente spaesato come Bo senza Luke. Come Batman senza Robin. Come Malgioglio senza er marito dell’amica sua.

Immobile sv: stringe i denti pe’ resta’ in campo. Ma ora noi strignemo er culo pe’ lui. Torna presto, Ciru’, che ‘sta Lazio aspetta a te!

Anderson 6,5: un po’ falso nueve. Un po’ falso Lucio Battisti.

Lukaku 7: ‘na volta, dopo pranzo, pe’ digeri’, uno se pijava lo sgroppino. Da quando ce sta lui, tutti i Laziali pijano lo sgroppone. Sur go’ de Nani se ne va via co’ la stessa prepotenza co’ cui er ripetente te fregava la merenda a ricreazione, in prima media.

Nani 7 (me pare logico): entra in partita con lo stesso carisma de Fonzie quando imboccava da Arnold’s e tutti se giravano a guardallo. Coatto come Poncharello dei “Chips”, regala prima a Bastos la palla per il goal del 4-1 e poi dimostra che avrei dovuto schierallo comunque titolare al Fantacalcio con la bordata in scivolata che mette il sigillo sul match.

Inzaghi 8: je se presenta davanti una combo (bestia nera, sosta e infortunio de Immobile) che metterebbe in ginocchio pure Jeeg Robot. Tra l’altro er Chievo cominciò a rompe er cazzo alla Lazio proprio quando lui giocava ancora, nel lontano 2002. E Simone, allo scadere, se magno’ er go’ der pareggio dopo che tale Della Morte ce uccise (vabbe’, er gioco de parole era scontato) partendo in solitaria verso Peruzzi dopo ‘na punizione battuta a cazzo de cane da Sorin. Chi c’era, sa (parte seconda). Comunque, tornando a noi: la partita è arcigna e piena de insidie. Ma Inzaghi ha preso er calco der culo de Maran già all’andata. E sa come faje male. Detto. Fatto. Inzaghi se chiava pure er Chievo. E riparte da dove s’eravamo fermati. Co’ ‘na cinquina che fa male a tutto er Campionato.

AVANTI LAZIO.

AVANTI LAZIALI.